Qualche anno fa c’è stata una serie televisiva americana, ancora disponibile su PrimeVideo, che ha riscosso un grande successo e il cui titolo è Mozart In The Jungle (da cui è tratta la foto allegata). Il tema narrativo portante della storia, che si articola in 40 puntate, è che la bellezza della musica, rappresenta da una personificazione di Mozart, si muove nella nostra caotica società, una sorta di giungla new yorkese che ispira il cuore delle persone a incredibili ma, possibili, cambiamenti.

Ogni personaggio, compreso il simpatico direttore d’orchestra Rodrigo, è un viaggio unico e irripetibile in cui, proprio come su un spartito musicale, si alternano note di diverso tipo dando origine a delle melodie sempre diverse che non scandalizzano per le iniziali stonature perché, con l’andar della storia, si rivelano essere provvidenziali passaggi per arrivare alla meravigliosa sinfonia che ognuno di noi è. Tra le varie puntate ce n’è una che è forse la sintesi migliore di tutto il senso della fiction e ha un titolo molto interessante: Come Far Ridere Dio?. E’ la domanda che il direttore d’orchestra pone ad una sua giovane allieva nel tentativo di trasmetterle la motivazione profonda della loro missione nel mondo.

Senza spoilerare nulla si può anticipare che alla domanda seguirà l’esperienza di un viaggio insieme che sarà l’immersione nei profumi e nei colori del Messico con una parabola in sottofondo che, per stessa ammissione del protagonista Rodrigo, richiama a quella del Figliol Prodigo. Siamo nella Settimana Santa ma, nella liturgia Ambrosiana, questo periodo forte viene indicato con l’aggettivo Autentica e il perché di questa scelta forse possiamo trovarlo nell’etimologia stessa della parola.

Essa deriva dal verbo greco authentèo, che esprime l’idea di avere autorità; tuttavia, il senso con cui viene utilizzata nella settimana di Pasqua, introduce ad una sfumatura in più: “Autentica” dice la verità di una cosa in quanto diventa “criterio” del nostro guardare e trattare la realtà. “E’ facile per un padre avere biologicamente un figlio mentre è più difficile per un figlio avere un padre autentico“… così dice Rodrigo prima di iniziare il concerto del suo ritorno a casa e, nel pronunciare queste parole, si commuove cercando lo sguardo del suo primo maestro di musica riconosciuto, ormai, con gratitudine come vero padre.

Nella parabola del Figliol Prodigo emerge che il Padre, vedendo tornare a casa il figlio, si rallegrò ed è ragionevole quindi immaginare che sorrise perché vedeva negli occhi del figlio la consapevolezza di sentirsi amato: una conquista avvenuta tramite mille cadute e ribellioni ma, per questo, vera e duratura. Ecco dunque che questi giorni possono essere, per ognuno di noi, la grande occasione per fare esperienza dell’amore che Dio ha per noi. Dunque, cosa fa sorridere Dio? Innanzitutto non servono sacrifici particolari o performance straordinarie, ma occorre solamente scoprire la profondità meravigliosa alla base del nostro io poiché è stata scritta, fin dal principio, come una splendida e unica sinfonia che il Buon Dio attende di ascoltare.


Leggi anche: Iniziare: la facoltà del nuovo e il libero arbitrio. Lezione di Roberta de Monticelli


Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Specialista sviluppo prodotti e servizi assicurativi Gruppo Assimoco – Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale e Presidente del Comitato di settore dei servizi sociali del Comune di Torre Boldone, divulgatore nazionale

Vedi tutti gli articoli