Diciamocela tutta. Questa pandemia, al traguardo dei 2 anni, non è  stata poi così male per tutti. No? È vero: tantissime attività commerciali hanno chiuso. Teatri cinema sale da concerto discoteche sono sul lastrico. Molti piccoli imprenditori o aziende a conduzione familiare sono al limite della sopravvivenza. L’intero sistema economico è stato falcidiato da interruzioni, indebitamento, inflazioni varie. Ma ancora una volta il capitalismo ha prodotto il suo cortocircuito di debitori-usurai, profitti-perdite, nuovi ricchi (pochi) e nuovi poveri(tantissimi). Da una parte la minoranza di ricchi che ha aumentato sempre più la propria ricchezza. Dall’altra l’enorme maggioranza di non ricchi ha visto crescere la propria povertà. L’unico, seppur limitato e ingiusto, meccanismo politico-finanziario di convivenza civile prodotto dalla storia dell’umanità sopravvissuto a rivoluzioni e contestazioni, il capitalismo appunto, anche in questa emergenza mondiale di globalizzazione pandemica e sanitaria è riuscito a sopravvivere indenne.

Indenne si fa per dire perché sono aumentate esponenzialmente le differenze tra i ceti sociali. Tuttavia al netto del rallentamento economico, il capitalismo mondiale ha regalato guadagni e profitti a chi s’è inserito nelle pieghe lobbystiche delle speculazioni finanziarie – motore per eccellenza del mercato capitalistico – e nelle nuove esigenze salvavita della popolazione inerme, spaventata, impoverita. Oltre ai grandi Super ricchi e super manager delle multinazionali che hanno in mano le redini economico-finanziarie mondiali (altro pilastro ineliminabile del capitalismo), a trarne vantaggio ai massimi livelli sono state le industrie farmaceutiche a cominciare da quelle definite Big-Pharma o lobby delle medicine. 

A fornire le cifre scandalose del divario economico-sociale è stato il forum di Davos per l’annuale convegno economico-sociale. Ne riportiamo solo le più rilevanti: la più eclatante e disumana riguarda i 2.600 paperoni esistenti oggi sul pianeta (a fronte di oltre 7 miliardi di abitanti). Ebbene il loro patrimonio nel corso della pandemia è aumentato ogni secondo di 15 mila dollari. Ogni secondo. Per un ingenuo scribacchino come il sottoscritto, o semplice lettore come chi ci segue, sorge immediatamente una domanda con relativa e altrettanto ingenua risposta: ma cosa se ne fanno di tanti soldi? Dove li mettono? Ne impieghino almeno qualcuno per regalare i vaccini a tutte le nazioni del mondo e risolviamo il problema Covid malaise. Beata ingenuità. Sarebbe la fine del capitalismo e l’inizio del comunismo (inteso come ridistribuzione della ricchezza o comune condivisione.

Senza profitto niente benessere, niente lavoro, niente consumismo per tutti, chi più chi meno ovviamente. Insomma: no capitale, no party. Per loro però. Torniamo a qualche altro dato. Il superpaperone del momento Elon Musk (Tesla) ha aumentato il capitale del 75% nei 2 anni pandemici, possedendo ora un portafoglio di 273 miliardi di dollari. Mentre il collega Jeff Bezos (Amazon) ha aumentato il capitale “solo” poco più del 50% arrivando, ahimé per lui, a 194 miliardi. Stando sempre ai dati di Davos basterebbero questi soli profitti (non l’intero portafoglio) di questi 2 super ricchi a fornire l’intera popolazione mondiale di 3 dosi vaccinali. Così va il mondo. Così dovrebbe. Sì perché i vari Musk Bezos & company dovrebbero far beneficenza al mondo di vaccini, se proprio la pandemia ha consentito loro di arricchirsi oltremisura? Sarebbero loro gli ingenui a questo punto no? Si, meglio rimanerlo noi ingenui.

Ma proviamo a pensare solo al comparto sanitario che essendo il più direttamente chiamato in causa dalla pandemia, non è esente da sperequazioni e ingiustizie economiche. Da una parte medici infermieri operatori sanitari vari (compresi numerosi volontari) sottoposti a stress lavorativi insopportabili con i soliti stipendi regolamentati, dall’altra industriali del settore sanitario arricchiti a dismisura da una manna di ordinativi insperata quanto imprevista. Categorie già privilegiate come quelle dei farmacisti, ad esempio, in questi 2 anni hanno accumulato profitti sulla pelle malata dei pazienti. Lo stesso sproporzionato vantaggio economico l’hanno accumulato produttori di mascherine, tamponi e materiale vario per la pulizia, sanificazione varia anticovid. Non raramente, infatti, si sente discutere al bar o per la strada con affermazioni tipo: “Vuoi diventare ricco? Vendi tamponi, o fabbrica mascherine“.

Oppure viene spontanea un’altra (ingenua ahimé) riflessione: perché con i profitti (ripeto con i profitti, non col giusto guadagno di industrie sanitarie e di farmacisti) non si offrono gratuitamente a tutti i poveri (solo in Italia sono 6 milioni, il 10% della popolazione) e a tutti coloro che hanno un reddito inferiore a 50 mila euro, tamponi, farmaci specifici e mascherine (sia chirurgiche che ffp2)? Tutto considerato, se lo facessero almeno non ci farebbero malignamente pensare di meritare il sospetto dantesco “non ragioniam di lor, ma guarda e passa“.

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