Uno degli effetti del Covid 19 è la sparizione o quasi dello sport di base, oltre al volontariato e alle attività legate allo spettacolo. Lo dicono i dati economici: nel 2019 gli sponsor hanno sostenuto lo sport con 1˙389 milioni di euro di contributi, nel 2020 con 889 milioni – 500 milioni secchi in meno.

Il dato è stato reso pubblico da Stage Up, un’organizzazione di rilevazione (qui il link in internet allo studio: https://www.sporteconomy.it/stageup-sponsor-nel-2020-mercato-in-discesa-del-36-nel-2021-rimbalzo-del-98/) e commentato sulla Gazzetta dello Sport cartacea dello scorso 26 gennaio da Marco Iaria.

La Gazza ha affiancato all’articolo i dati di uno studio di Deloitte, altra organizzazione di rilevazione economica, commentati da Iacopo Iandiorio. Questo studio riguarda le grandi squadre di calcio europee, le quali tra 2019 e 2020 hanno perso 1,1 miliardi.

Come dire: anche i ricchi piangono, non soltanto i poveri.

Ma è un pianto un po’ diverso.

Per dire, le prime 20 società calcistiche d’Europa avevano nel 2019 ricavi per 9,3 miliardi, scesi nel 2020 a 8,2 miliardi. Il motivo principale della perdita sono stati i mancati proventi da diritti televisivi, 937 milioni in meno. Dallo sfruttamento degli stadi, con vendita dei biglietti e quant’altro, le perdite sono state di 257 milioni – quasi una bazzecola. Per le grandi società sportive il business è globalizzato e miliardario, avere i tifosi allo stadio fa loro piacere ma anche con le proibizioni della pandemia vanno avanti lo stesso.

Per le società più piccole, di calcio ma di praticamente ogni altro sport, la vendita dei biglietti è invece una fonte importante di proventi. Il derby del paese o si va a vederlo allo stadio o lo si perde perché di fatto le tv lo ignorano. E le sponsorizzazioni non sono miliardarie bensì locali: vengono dal negozio di quartiere, dalla piccola fabbrica, dall’imprenditore che ha il figlio in squadra.

L’amministratore delegato di Stage Up, Giovanni Palazzi, fa riferimento anche alle attività dello spettacolo e del volontariato, che dipendono dalla vendita di biglietti in maniera anche maggiore rispetto a quelle sportive.

E lì non c’è verso: senza incassi, anche minimi, si chiude.

Palazzi ha peraltro un’idea che potrebbe contribuire a risolvere il problema. La digitalizzazione.

Per entrare in un mondo nuovo e molto diverso, insomma.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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