L’hanno spostato. Il fante di Sorisole dal cortile del Comune torna in piazza Alpini, un luogo che difficilmente concorrerà per la lista dei borghi più belli d’Italia.


fante sorisoleMa come si dice in altre parti del Bel Paese “ogne scarrafone è bello ‘a mamma soja“. Quindi se la piazza è quella che è, i sorisolesi mostrano di esserle veramente affezionati come un gingillo kitsch di nessun valore estetico, ma altresì importante per l’idenficazione dello spirito comunitario. Adesso ci hanno rimesso il fante bronzeo in atteggiamento guardingo con il moschettone brandito con virulenza. Se togliete elmo, divisa e lo sfondo orrendo del vecchio comune (che fa da muro alla notevole chiesa prepositurale) e la sostituite con una incontaminata spiaggia del sud-est asiatico pare di vedere uno Yanez de Gomera che scruta l’avanzamento delle navi inglesi del governatore James Brooke.

I santi non si toccano. Ma i fanti, quelli sì. Un esempio concreto di fantefilia. Una statua che considerati i reiterati spostamenti ha davvero “i cosiddetti” allo stato metallico. Se avesse facoltà di parola l’imbarazzo per molti sarebbe così palese che davverro “una faccia di bronzo” (e non dubitiamo dell’equipaggiamento) aiuterebbe e non poco. Dall’oratorio, alla scalea del teatro, alla piazza Alpini, al cortile del Comune, e ora di nuovo in piazza, il fante di Sorisole (simbolo di tutti i prodi del paese caduti nelle diverse guerre per la libertà e la grandezza della patria) non trova un luogo per riposare che sia, come palesano certe offerte di moda oggi, “per sempre”.

fante sorisoleLa storiella che quel soldato rappresenti gli alti valori espressi dai nostri antenati per un’Italia libera lascia purtroppo il tempo che trova di fronte a un’operazione squisitamente di mera contrapposizione politica. Altro che fierezza, eroismo e candore libertario. Non sono altro che schermaglie, atti di virulenza paesana che intendono solo sottolineare chi comanda adesso. E certe emozioni mostrate in cerimonia (oggi  e negli anni passati)  altro non sono che lacrimucce che bagnano di salino luccichio un ego amministrativo soddisfatto.

Chi lo sposta dalla piazza al Comune, chi dal Comune lo riporta in piazza. Eddai, sbotterebbe il buon Mughini. E’ un teatrino goldoniano incorniciato ai giorni nostri. Solo che se Goldoni procurava un sano divertimento negli spettattori qui davvero “non ci resta che piangere” per certe scelte, sbandierate come epocali, che invece sanno di stantio senza procurare nessun avanzamento civile e sociale del paese.

Mi sa che il nostro caro fante dovrà ancora correre, ancora non si sa dove, ma sicuramente lo farà.   (Bruno Silini)


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Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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