Nelle scorse settimane è stato aperto il bando del MIBACT, relativo all’anno 2021, a sostegno di Bande musicali, Cori e Festival. Ma si tratta veramente di un sostegno concreto a queste realtà? A parlarci della situazione paradossale in cui si sono trovate le bande è Andrea Carrara, vicepresidente di ABBM – Associazione Bergamasca Bande Musicali.

Bando aperto si, ma con tempi stretti. La parola ad Andrea Carrara di ABBM

Il bando, relativo all’anno 2021, è stato pubblicato nelle scorse settimane. L’apertura dei termini per partecipare è avvenuta ufficialmente il 18 gennaio, con ultimo giorno utile per partecipare, fissato al 1 di febbraio.

Un tempo davvero ridotto per partecipare, a confermarcelo è lo stesso Andrea Carrara. I soli 14 giorni a disposizione per elaborare e inviare i progetti non tengono infatti conto “della situazione di emergenza Covid-19 in cui ci troviamo e del fatto che le attività culturali e musicali sono ferme ormai da mesi”. Uno stop che inoltre al momento non si sa ancora per quanto durerà. Uno stop che soprattutto non permette di sapere in anticipo “se ci sarà o meno la possibilità di realizzare questi stessi progetti che chiedono di proporre”.

E già di per se, fermandoci qui, si tratterebbe di un vero e proprio paradosso. Se non fosse che, come ha aggiunto il vicepresidente di ABBM: “La questione più importante è che da questo bando sono escluse in primo luogo proprio le Bande Musicali a cui il finanziamento era originariamente rivolto”.

Il Bando di MIBACT

L’origine di questo bando pubblicato nelle scorse settimane, è da ricercarsi all’interno della legge di bilancio per il 2020.

Al suo interno (legge n. 160 del 2019, art. 1, comma 371) era stato istituito “nello stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, il fondo per la promozione, il sostegno e la valorizzazione delle bande musicali, con una dotazione di un milione di euro annui, per ciascuno degli anni 2020, 2021 e 2022”.

“Successivamente, il decreto-legge n. 162 del 2019, art. 7, comma 10-ter, ha destinato le medesime risorse a copertura di una nuova autorizzazione di spesa, destinata al sostegno, oltre che delle bande, anche di festival e cori. Il decreto ministeriale n. 295 del 24 giugno 2020, denominato “Bando festival, cori e bande”, definisce le modalità di presentazione delle domande di contributo, i soggetti ammessi alla presentazione stessa, i criteri di selezione dei progetti, ma, per un incomprensibile motivo, tra i soggetti che possono partecipare al bando non sono previste le singole bande musicali legalmente costituite e i singoli cori, che sarebbero state invece le uniche a dover beneficiare del fondo”. 

E le realtà territoriali?

Dunque, riassumendo, a differenza dello spirito originario della legge di bilancio, cosi come era stata pensata, “il bando ha previsto solo le federazioni nazionali e quelle regionali tra i beneficiari, e solo per pseudo-progetti di rilevanza nazionale e regionale”. Ciò significa l’esclusione delle realtà territoriali, quelle a livello locali, come le bande.

Le bande musicali sono infatti, cosi come ribadito anche dallo stesso Carrara, delle “realtà amatoriali che operano sul territorio a livello locale. Quindi che senso ha finanziare solo progetti di rilevanza nazionale e regionale che nessuna banda potrebbe mai gestire?

Oltre a questo resta infatti di per se assurdo già il solo pensare di proporre un bando per finanziare dei progetti che in fondo sappiamo tutti benissimo che non saranno fisicamente realizzabili. Almeno fino a che vi sarà una pandemia in corso che non permette ad attività, come quelle musicali delle bande, di tornare a operare.

“Quindi le bande, dopo aver già perso il milione di euro a cui avevano diritto nel 2020, ora perdono anche quello previsto nel 2021, e senza ripensamenti da parte del Ministero perderanno anche il terzo milione di euro del 2022”.

Bergamo e Brescia, capitali della cultura ma escluse dal bando

Un altro dei molti paradossi di questo bando, sempre secondo Andrea Carrara di ABBM, è il fatto che “oltre le singole bande sono state escluse a priori anche le federazioni provinciali, tra cui spiccano quelle di Bergamo e Brescia, tra le città più colpite dal Covid-19 e tra l’altro Capitali della Cultura nel 2023”.

Resta dunque inteso che in Provincia di Bergamo, “non arriverà neanche un centesimo di questi milioni”. Il tutto porta dunque a pensare che “il Ministero non conosce assolutamente la realtà bandistica e musicale italiana, né la rappresentatività dei soggetti che si accinge a finanziare.” La speranza è che quella dell’esclusione di alcune zone d’Italia (e della provincia di Bergamo) non sia una scelta “voluta da qualcuno”. Sarebbe ancora peggio.

Un’ultima speranza: la Legge di Stabilità del 2021

Un’ultima speranza per le bande locali resta dunque il finanziamento previsto all’interno della nuova Legge di Stabilità 2021.

“La nuova Legge di Stabilità 2021, approvata a Dicembre 2020, ha stanziato ulteriori 3 milioni per quest’anno 2021, rivolti a Bande, Cori e Musica Jazz, che si aggiungono al milione precedente. Ci auspichiamo che non venga applicato lo stesso criterio discriminatorio anche a questi nuovi fondi, vigileremo attentamente e protesteremo con forza se ciò dovesse capitare!”

Una situazione ancora più assurda se si pensa che oltre al fatto che le bande sono completamente ferme da un anno. E che oltre allo stop forzato sono inoltre state escluse da ogni forma di ristoro o sostegno economico erogato dallo Stato, almeno sino ad oggi.

Oltre a questo, va aggiunto che tutti quei progetti di formazione musicale realizzati nelle scuole che garantivano il ricambio generazionale nelle bande, sono stati cancellati.

In gioco ora, secondo Andrea Carrara, “è la sopravvivenza stessa delle nostre associazioni e della tradizione bandistica e musicale italiana”. Una tradizione antica, nata nel 1800 e che si è sviluppata giorno dopo giorno sino ad oggi. Una tradizione che ha garantito “un’istruzione musicale di base a un gran numero di cittadini e sopperendo alle carenze dell’istruzione scolastica”.

Conclude Carrara: “La musica non privilegio di pochi ma patrimonio di tutti disse Kodaly. E così dovrebbe essere, a prescindere dall’appartenenza politica o dalla provenienza geografica”.

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