La pandemia da Covid 19 sta avendo un effetto strano sull’industria mondiale. Si costruiscono meno automobili, e meno dispositivi elettronici. La causa però non dipende dalle persone, che le auto le vorrebbero comprare (anche se poi con le zone rosse non è che possano poi usarle molto) e richiedono anche computer, per utilizzarli lavorando in smart woriking.

Soltanto che le industrie non riescono a peodurre. In tutto il mondo c’è carenza di chip elettronici. Le aziende che li costruiscono sono in difficoltà a soddisfare le richieste.

Alla questione ha dedicato diversi articoli il sito web Macitynet (il primo in ordine di tempo a firma Marco Notarianni lo scorso 11 gennaio, pubblicato al link: https://www.macitynet.it/ford-e-nissan-riducono-la-produzione-di-veicoli-per-carenza-di-chip/).

Risulta che la Ford sta tenendo al minimo la capacità produttiva del suo impianto di Louisville, nel Kentucky, mentre la Nissan ha ridotto i ritmi nella sua fabbrica di Oppama, in Giappone. Problemi li hanno anche Stellantis (con i marchi Fiat, Chrysler, Peugeot), Toyota, General Motors e Honda.

Lo stesso sito web, il 10 marzo, ha pubblicato un articolo di Emiliano Contarino (al link: https://www.macitynet.it/cristiano-amon-scarsita-chip/) con dichiarazioni di Cristiano Amon, che dal prossimo giugno diventerà Ceo di Qualcomm, una delle maggiori aziende produttrici di chip per telefoni cellulari.

Il Ceo dice che la mancanza di chip rischia di prorogarsi per mesi, e che sono in difficoltà anche Sony, che produce le Playstation, e Microsoft, per le sue Xbox.

Il problema di queste aziende è che i chip li progettano ma poi non li producono materialmente: li appaltano alle ditte produttrici specializzate, che sono soprattutto 3: Foxconn, in Cina, Tsmc, a Taiwan, e Samsung, in Corea del Sud. E queste aziende, nei primi mesi della pandemia, tra un lockdown e l’altro, hanno ridotto i ritmi.

Quando poi hanno ripreso hanno dovuto affrontare alcuni problemi, tra cui quelli meteorologici. Samsung, per esempio, ha una grossa fabbrica in Texas, ad Austin, la quale ha subito una chiusura forzata a febbraio a causa dell’anomala ondata di freddo che ha colpito il Texas medesimo, e che per alcuni giorni ha lasciato quello Stato senza energia elettrica.

C’è tutto un mondo che vorrebbe andare avanti. Ma c’è un virus che si mette di mezzo.


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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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