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Italia calabrache!

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Italia calabrache!

L’esempio viene dall’alto. Era già accaduto nei palazzi della politica italiana, a Roma, quando in occasione di una visita ufficiale di un rappresentante di stato islamico, i nostri proni verso la Mecca, indaffarati, ricoprivano le pudende parti di quelle divine forme antiche. Degeneri! In questi giorni nella città di Savona, un tempo rossa che più scarlatto non si poteva, si ripete il servilismo dell’Italietta che tutto permette, tutto concede a oltraggio e ignominia dei grandi spiriti del passato: un Canova, un Foscolo, un Manzoni, un Cimarosa, un Cattaneo… ammutoliscono increduli nella tomba e si voltano dall’altra parte. In una sala presa in affitto dagli islamici della città, per una manifestazione con intendimenti anche di integrazione – infatti cantano all’apertura l’inno di Mameli: “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte Italia chiamò” – gli islamici, ottenuto il permesso ricoprono le statue nude con drappi rossi, scoprendo così il vero volto dell’Islam: nessuna recessione, nessuna concessione a chi li ospita e occupano così e si appropriano del terreno che noi ogni volta cediamo.


Secondo copione, giungono poi le precisazioni, le correzioni, i distinguo, che cioè non sono coperture per ragioni culturali, ma per altro, sebbene questo altro nessuno lo comprenda. Ci è fatto veto materialmente di entrare nelle moschee; ai cani è vietato annusare e passeggiare per i fatti loro davanti alle stesse; alcune spiagge italiane vorrebbero escludere i bagnanti maschi per dare luogo alle donne in costume velato; se nella camera di ospedale in due letti giacciono una donna italiana e una musulmana, i parenti di questa tentano di impedire l’ingresso agli uomini parenti dell’italiana. Si passa alle minacce. Gli islamici fanno i braghettoni, ma noi caliamo le brache!


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