Gent.ma Signora Meloni, mi permetta di chiamarla così, in quanto donna e in quanto madre (cito la sua definizione) perché così sono stato educato e perché così siamo cresciuti tutti quanti nei rapporti interpersonali. 

Certo lei preferirebbe farsi chiamare “Il Presidente” (come da circolare emanata appena insediata) o meglio “Il Signor Presidente del Consiglio” ( seconda circolare a distanza di 3 giorni dalla prima).

Sta bene. Mi adeguo. Governo nuovo, linguaggio nuovo. Lei è “ il ” Presidente del Consiglio italiano, di tutti gli italiani. Dunque anche mio e rispetterò questa sua volontà di unificare genere e funzione. Come rispetterò il suo ruolo di rappresentante in Europa e nel mondo del nostro Paese.

Anche se avrei preferito che, con tutti i gravi problemi che affliggono il nostro presente quotidiano, i suoi primi provvedimenti si occupassero di questioni concrete non di linguaggio.

Certo parola e linguaggio da una parte possono esser aleatori (verba volant) e lasciare il tempo che trovano, dall’altra però ancor più in politica sono dirimenti e spiegano tutto. Danno una connotazione precisa. 

Ecco perché, prima ancora dei fatti, che tutti ripeto tutti ci auguriamo voi facciate e sui quali sarà giusto giudicarvi, è il linguaggio da lei adottato nei primi provvedimenti del suo governo a lasciarci perplessi, persino un po’ allarmati. 

Le stesse denominazioni dei nuovi dicasteri: in questi tre o quattro giorni di governo tutti i giornali e anche la gente al bar o al mercato non fanno che parlare del loro senso: sovranità alimentare? Ministero del made in italy? Natalità? Scuola del merito?

Non era pubblica la scuola? Non era agricola la sovranità? Non era sviluppo economico il made nostrano? Non era famiglia tutto compreso?

Vede Signor Presidente del Consiglio, il lessico meloniano pare a molti uno slogan identitario, astuta demagogia verbale, proprio perché lei ha invertito il suo stesso tanto proclamato “prima di tutto le cose da fare“. Invece no: subito si è occupata dei nomi e della terminologia, poi delle cose.

Che lascia pensare una sola spiegazione: marcare il territorio, delimitare esattamente le direzioni e le direttive da intraprendere e seguire, orientare ideologicamente l’intera azione di governo .

Ecco perché cara Signor Presidente a me pare che lei, dopo i primi giorni di educata euforia e compassata esultanza per la vittoria elettorale, agisca all’insegna della spocchia. Persino le sue repliche agli interventi degli altri (non suoi alleati) e alle critiche delle opposizioni, sono state espresse con atteggiamento spocchioso, respingendo ogni marcato diniego al mittente, senza accogliere una sola indicazione. A cominciare dal problema ambientale sempre più drammatico e che fa pensare a molti di essere sull’orlo del baratro (con un novembre imminente simile a fine agosto, che fa seguito a una estate di siccità mai vista) che è il vero e unico nodo da cui dipendono gli altri da lei tanto proclamati: fonti energetiche, bollette, tasse.

A preoccupare di più sono poi i primi provvedimenti annunciati: niente mascherine, niente più multe ai no vax, soprattutto l’aumento del tetto ai pagamenti in contanti. Si parla di 10.000 euro.

È allarmante pensare che la politica si ritenga superiore alla scienza fino a autodichiarare la fine della pandemia e premiare, in un certo senso, i no vax. O peggio liberalizzare l’evasione fiscale con la possibilità di pagare con 10.000 euro in tasca. Personalmente non ho mai avuto, in tutta la mia lunga vita, la fortuna di avere in tasca tanto denaro. E nemmeno fra tutti i miei amici e conoscenti  mi risulta possano permettersi tale agio. Infine, un provvedimento che gradiranno mafiosi e criminali: ergastolo ostativo, che significa non più massima pena per qualsiasi detenuto che collabori con la giustizia. 

Sono questi precisi messaggi governativi (e sono solo i primi) che, appunto, ci lasciano allarmati, perché indicano una direzione e un orientamento esplicito. Dunque la sua partenza come Presidente del Consiglio sembra, a giudicar dai fatti e dalle parole, una falsa partenza (a esser benevoli com’è opportuno che sia per la consueta luna di miele governativa). Comunque una partenza spocchiosa perché il lessico meloniano non pare teso a governare, ma a guidare, condurre. Del resto ha più volte ribadito: più che governare voglio cambiare il Paese.

Sinceramente avevo anch’io salutato positivamente la sua elezione in quanto donna a guidare, finalmente, l’Italia. E avevo riposto in lei molte attese. E positive. Invece…

Vede, per cambiare un Paese  (a parte il fatto che non c’è riuscito nessuno prima di lei. Nemmeno Mussolini. Va beh, erano tutti maschi, d’accordo) ci vogliono toni e propositi unitari. Mentre le sue parole e i suoi primi atti fino alle nomine di ministri, sottosegretari e compagnia bella, sono parsi  referenziali, ideologici e divisivi (Presidenti delle Camere connotati da forti componenti fideistiche) e parziali (perché rivolti alla sua parte politica).

Così, non potrà mai cambiare questo Paese, frastagliato come è in forti passioni politiche differenti e contrapposte. Neanche con la maggioranza assoluta o, come lei dice, con l’elezione da parte del popolo. 

Perché vede, anche qui lei risulta spocchiosa e supponente. Lo sa benissimo ma se ne guarda bene dal dirlo. Lei non è stata eletta dal popolo e nemmeno dalla maggioranza degli italiani. Lei è stata eletta dal 24% degli elettori che diventa 44% con i due suoi alleati. Lei non è stata eletta dal 45% del popolo italiano che non ha votato per scelta, cui va aggiunto il 56% degli elettori che hanno votato altri partiti diversi dal suo e dai suoi alleati. Dunque converrà con me che la stragrande maggioranza del popolo italiano non l’ha eletta.

Ci faccia un pensierino. Potrebbe evitarle errori ben peggiori di quelli fatti in questa sua prima settimana di governo. Peggiori per lei, ma soprattutto per noi italiani tutti. Potrebbe anche evitare a lei e a noi una fine descritta in un celebre film: “È così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi“.

E potrebbe anche evitarci di rimpiangere Mario Draghi che in un anno e mezzo ha fatto più di quanto voi politici negli ultimi decenni e che lei ha tanto contribuito a sloggiare da Palazzo Chigi sicura di prenderne il posto. E poi dite che non vi interessano le poltrone. Cordiali saluti

P.S.
E poi si ricordi: l’Italia è un Paese laico, quindi vanno garantiti i diritti di TUTTI. E lasci perdere le citazioni del Papa. Lo dica a certi suoi ministri. Soprattutto se citazioni parziali e riferite solo per tirare l’acqua al proprio mulino

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