Ha annunciato la pensione sul proprio profilo Facebook. E subito per il medico di famiglia Maria Teresa Lorenzi di Ponteranica è cominciato un susseguirsi ininterrotto di commenti. Tutti a sottolineare il grande impegno professionale e l’indiscusso spirito di servizio per il paese e dintorni. Dedizione, competenza, disponibilità, attenzione, umanità, passione. Termini che si ripetono, accanto agli auguri per la meritata pensione, nei brevi pensieri social dei suoi 1500 pazienti. Ma non solo. Perché a manifestare gratitudine alla dottoressa figurano anche molti suoi ex allievi ed ex allieve del Corso post laurea di Formazione del Polo di Bergamo di medicina generale del quale, per diversi anni, è stata responsabile. Le giovani leve delle medicina di famiglia (Caruso, Bettini, Rota per citarne alcuni) sono passati al vaglio del suo occhio clinico.  “Li ho letti tutti i pensierini digitali e cartacei, – dice nel suo appartamento in via Valbona davanti alla trattoria Falconi – .Alcuni sono bellissimi e riempiono il cuore”.

L’ultimo anno pensava di trascorrerlo in relativa tranquillità accompagnando i suoi pazienti al passaggio del medico, ma è arrivato il Covid a scompigliare le carte. E così il tutto si è trasformato in una sfida professionale senza precedenti. Una sfida che somigliava a un incubo. “Nel primo lockdown – continua – io e miei colleghi di ambulatorio contavamo 150 telefonate al giorno. 150 telefonate per ognuno di noi, sabato e domenica compresi. Possono dire quello che vogliono ma a parte qualcuno che ha derogato al giuramento di Ippocrate (la coscienza è loro!) la medicina di base ha davvero fatto l’impossibile per garantire la vicinanza delle persone in carico”.  All’inizio (quell’infausto 23 febbraio 2020) le disposizioni vietavano ai medici di famiglia di visitare i malati a casa. “Ma c’era gente – continua la dottoressa Lorenzi – che moriva da sola, in casa, senza vedere un medico. Così in ambulatorio tra noi colleghi ci siamo guardati in faccia decidendo di trasgredire. Ci presentavamo in casa delle persone e dicevamo ‘Non dovrei essere qui…’. A giugno, quando la prima ondata si stava ritirando, sono andata a Sotto il Monte e davanti al sacerdote che mi confessava ho avvertito come una sorta di liberazione dalla pesantezza dei mesi precedenti”.

Prossima alla pensione, in un frangente ancora stretto dalla virulenza del Covid, nessuno le ha chiesto di continuare l’attività nonostante qualche collega vicino ai 70 anni abbia preteso, inutilmente, di poter andare avanti. “Credo – precisa la Lorenzi – che ci sia un tempo in cui la gente debba anche andare in pensione. E poi si può essere utili in altri centomila modi mettendo a frutto l’esperienza acquisita”. Maria Teresa Lorenzi (classe 1952) è nata alla Ramera di Ponteranica, si è laureata a Pavia specializzandosi in geriatria. Ha iniziato l’attività ambulatoriale nel 1979 con 2300 pazienti e 30 visite giornaliere casa per casa: un’eccezione per quegli anni dove era raro che una donna diventasse medico di medicina generale. “Quando le case farmaceutiche ci invitavano – ricorda Lorenzi – eravamo in pochissime in un consesso di uomini che ci guardavano con ammirazione professionale. Non ho mai avvertito neppure l’ombra della discriminazione di genere”.

La scelta di diventare medico è maturata in una famiglia dove la madre ha sempre fatto l’infermiera mentre il papà era operaio in ospedale. “Il suo sogno – continua – era che ne prendessi il testimone. Diventando medico credo di non aver tradito le sue aspettative”. In 40 anni di attività la dottoressa Maria Teresa Lorenzi ha sperimentato l’evoluzione della storia della medicina in Bergamasca. L’ultima è stata l’approccio con la tecnologia che il Covid ha accentuato. “Vengo da una generazione che ignorava il computer. Ma per forza di cose bisogna prenderlo in considerazione. Devo dire che sono abbastanza brava. Da quando ho scoperto il ‘copia e incolla’  (sembra ridicolo ma per me è stata una grande epifania) tutto è filato via liscio”. Con la pensione è arrivato anche il “declassamento” (lo dice sorridendo) dall’Ordine dei Medici dove fino a pochi giorni fa era tesoriera. Uno degli ultimi progetti dei quali è ancora incaricata è il “Liceo Curvatura Biomedica”. Precursore è stato l’istituto Natta al quale si è aggiunto il liceo Sarpi. In pratica, gli studenti potenziano il loro percorso formativo con lezioni condotte da medici di professione e tirocini in ospedale. Lo scopo è consentire agli studenti di acquisire specifiche competenze in campo fisico-biologico per consentire loro di accedere con maggiore facilità agli studi universitari di ambito medico-sanitario e chimico- biologico.

E’ il vaccino? “Mi avevano chiamato per il 27 dicembre. Ma mancando pochi giorni alla pensione non mi sembrava il caso. Se montava qualche linea di febbre sarebbe stato difficoltoso trovare un sostituto. Lo prenderò, quando sarà il tempo, come un normale pensionato della mia età”. 


Pubblicato su PrimaBergamo l’8 gennaio 2021

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Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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