C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria in Regione Lombardia. Da Attilio Fontana (presidente), a Letizia Moratti (assessora alla Sanità), a Guido Bertolaso (coordinatore extrabudget dell’emergenza Covid), tutti alle prese con gli spifferi d’aria fredda, anzi freddissima. Proprio una coda dell’inverno (pandemico). O del diavolo. Come si dice: diabulus in caudam. Ma l’aria in questione (società regionale!!!) è con la A maiuscola e nulla ha nulla a che fare con le correnti atmosferiche. Bensì con le correnti di potere che si scontrano tra loro causando turbinii di confusione a tutto svantaggio, come sempre, dei comuni cittadini in attesa di aria salubre di sollievo (leggi vaccino).

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria in Regione Lombardia. Al di là di promesse miracolose e risolutive in pochi mesi (Moratti & Bertolaso dixerunt) agli abitanti lombardi vengono regalati, si fa per dire, appuntamenti mancati, avvisi mai pervenuti, centri vaccinali improbabili e irraggiungibili con i bergamaschi assurdamente mandati nel bresciano e viceversa. O addirittura novantenni indirizzati a chilometri di distanza dal vicino dispensario o ambulatorio. Sulla base di quale logica? Ariosa? No. Demenziale, è l’unica plausibile risposta. 

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria in Regione Lombardia. Aria insalubre che percorre le logiche e gli intrallazzi dei potentati politici. Mancanza d’aria che si riflette su una popolazione inerme e fragile, ormai assuefatta a inefficienza cronica nei servizi come nell’assistenza. Tanto assuefatti e prostrati da subire tutto passivamente o rassegnata accettazione: “tanto i ga semper resù  lur“. Un’unica camera d’aria che avvolge tutto il Pirellone comandato da dilettanti allo sbaraglio. Una sorta di legge del contrappasso per un simbolo mondiale (Pirelli) della camera d’aria (quella sì!) per eccellenza: da Formula 1. Meglio l’aria dell’Aida. O della Traviata. Più ancora del Rigoletto: “Cortigiani vil razza dannata“.


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