Ai Mondiali di calcio 2022 che si sta disputando in questi giorni in Qatar si gioca male. Finora, siamo arrivati circa a metà degli ottavi di finale, si sono viste partite perlopiù senza spettacolo.

Cioè, i tifosi delle squadre in campo magari racconteranno ai loro nipoti, tra alcuni decenni, di giocate spettacolari e imprese epiche. Ma per chi guarda le partite senza farsi condizionare dal tifo (come noi italiani, che non abbiamo la nostra Nazionale lì presente) tante partite sono sembrate decisamente scadenti, dal punto di vista dello spettacolo sportivo e tecnico.

Ok, i francesi parleranno di Mbappé che vince da solo le partite. Gli stessi francesi che non possono vedere in campo il pallone d’oro Benzema.

I brasiliani lamenteranno l’assenza di Neymar maltrattato dai difensori. Ma d’altronde se Neymar medesimo non gioca velocemente il pallone perché ama tenerselo tra i piedi a cincischiare, i difensori possono prendere facilmente la mira e fargli fallo.

La questione della velocità di rilascio del pallone (il famoso «gioco di prima» che dovrebbe contraddistinguere i campioni) è un problema di tutte le squadre, a quanto pare. Anche della Spagna, che su indicazione dell’allenatore Luis Enrique ha portato il concetto di tiki taka a livelli esasperati – roba da 83% di possesso palla a partita, con singoli giocatori capaci di 200 passaggi. E di perdere però la partita dal Giappone, con nel suo 17% di possesso ha saputo meglio cosa fare.

Giappone allenato da Hajime Moriyasu, la personificazione della calma zen. Qualsiasi cosa succeda in partita, lui prende appunti e nel frattempo pensa a come far vincere i suoi giocatori.

Il motivo del gioco bruttarello, mi pare, è che nessuna delle Nazionali ha avuto il tempo materiale di prepararsi adeguatamente all’evento. I campionati per club più importanti, nelle cui squadre militano quasi tutti i calciatori presenti in Qatar, hanno continuato a programmare i loro calendari fino a pochi giorni prima dell’inizio della competizione, lo scorso 20 novembre.

Così quasi nessuno dei ct ha avuto modo di allenare bene i propri giocatori, di insegnare bene gli schemi, di creare il gruppo.

Dico questo soltanto ora, dopo 2 settimane di competizione, perché io il calcio l’ho praticamente soltanto guardato in tutta la mia vita. Le poche volte che da bambino ho provato a giocarlo, l’evidenza di avere dei mattoni al posto dei piedi mi ha convinto presto a lasciar perdere.

Insomma, sono tutt’altro che un tecnico credibile – pur facendo parte della vasta categoria dei tecnici da divano (in buona compagnia degli altri 60 milioni di italiani).

Però poi lo stesso concetto lo ha espresso Roberto Mancini, ct della Nazionale azzurra, lo scorso 28 novembre al Circolo dei Mondiali, trasmissione televisiva della Rai.

E chi sarà mai Mancini? Ok, l’allenatore della nostra Nazionale che nel 2021 ha vinto gli Europei. Però anche quello che non ha portato gli azzurri in Qatar perdendo dalla Macedonia del Nord.

Però ha anche vinto scudetti con squadre di club.

Insomma, un po’ ci capisce.

E ha espresso lo stesso mio concetto. Wow.

Poi, va be’, se per vincere le partite di calcio basta schierare i più forti, allora il prossimo 18 dicembre la finale dei Mondiali di Calcio 2022 la disputeranno l’Argentina e il Portogallo, cioè le squadre che hanno Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Sono stati i dominatori dell’ultimo decennio, vincitori di palloni d’oro a raffica. No?

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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