E si inizia con il profumo… Non poteva che essere una donna a compiere un gesto così passionale e, allo stesso tempo così delicato. Il profumo dell’autenticità della fede che invade la stanza ma, grazie alle sue mani delicate, ha la sua origine effusiva nel corpo di Gesù. Mi ha fatto tornare alla mente il racconto di una mia amica recentemente rimasta vedova: ha unto e profumato il corpo del marito, lo ha vestito con l’abito di nozze. Un gesto che riconosce l’amore vissuto e donato in quella carne, così preziosa e unica.

Conosciamo poi questo grande poema d’amore che è la Passione di Gesù: l’amante spogliato che, a un certo punto tace, non risponde più, semplicemente perché il suo corpo diviene parola. Nemmeno la violenza e la menzogna possono mettere a tacere quella parola-corpo, anzi, la manifestano nella sua potenza proprio mentre la deridono. L’unica parola che Gesù pronuncerà sarà quella della preghiera, un attimo prima di morire…

Poi il forte grido, quasi una convocazione per contemplare l’ultimo respiro che non è morte semplicemente, ma il morire come azione ultima che riassume una vita, un canto, un poema urlato. Il centurione è lì, nulla sa di quest’uomo, ma si rende conto dell’unicità dell’evento, ne comprende l’abissale profondità: quest’uomo è veramente Figlio di Dio. Interessante quel “veramente”. Viene pronunciato proprio nel momento in cui nessuno lo pronuncerebbe. C’è qualcosa di assoluto e nuovo in quella morte non subita, ma vissuta fino in fondo come dono.

Più intensamente il poema prosegue con il lenzuolo di Giuseppe, non è soltanto un gesto di pietà, è un avvolgere quella morte nella cura, quasi a velarne il mistero, raccoglierne l’eredità, riporla nella terra come la perla preziosa, come il chicco di grano che, spezzato, lascia che la vita germogli ancora, infinitamente. A chiudere ancora le donne, uniche rimaste a osservare tutto ciò che accadeva al Maestro che avevano seguito e servito. Sono lì, non lo abbandonano. Nel loro cuore in qualche modo c’è già il dono della Resurrezione: l’affetto per Gesù, primo passo per riconoscerne l’unicità, che presto diventerà fede.

A noi il compito di narrare, di cantare questo poema indicibile, anche nell’indifferenza dominante, ma sicuri che se soltanto un uomo o una donna si apriranno a questo canto, ancora una volta e per sempre questa verità che è intrinsecamente amore, verrà nuovamente proclamata, sempre per l’uomo, mai contro l’uomo, perché, appunto, del canto d’amore di Dio si tratta.

Ascolta la Passione secondo Marco