Il fine giustifica i mezzi” sosteneva già Niccolò Machiavelli. Non inventava nulla lo studioso fiorentino. Semplicemente, analizzando la storia, notava l’applicazione di questo principio da parte del potere politico o anche da parte del più forte sul più debole. Nel corso dei secoli la ragion di stato ha determinato la condotta di monarchie e regimi vari.

Fino ai nostri giorni con la definizione realpolitik di kissingeriana memoria che ha portato a giustificare interventi armati in Paesi deboli politicamente ma ricchi di materie prime indispensabili a un certo tipo di sviluppo economico. Sviluppo non sempre positivo e sostenibile, anzi estremamente dannoso per l’ambiente che oramai ha raggiunto livelli tali di gravità da mettere finalmente in allarme anche i cosiddetti potenti della terra. Un allarme di facciata però. 

Perché se da una parte si sono lanciate campagne di sensibilizzazione ecologica e forum internazionali di difesa dell’ambiente, dall’altra tutto è continuato come prima: sistematico sfruttamento del sottosuolo (idrocarburi e materie prime essenziali al nostro villaggio globale iperconnesso), ma anche del suolo con urbanizzazione e antropizzazione sempre in aumento, per non dire dei disboscamenti e della sistematica diminuzione e distruzione del verde (vedi Amazzonia). 

C’è voluta la mobilitazione (ahimé impotente “e disarmata) dei giovani e degli studenti per tenere acceso un lumicino di speranza, laddove ne sussista ancora il tempo e non si sia valicato il punto di non ritorno. Mobilitazione innescata addirittura da una adolescente svedese, Greta Thunberg, che proprio grazie all’adesione del mondo studentesco è riuscita almeno a tenere alta la tensione e la pressione sulle scelte inderogabili da parte della politica, costringendo le agende dei potenti a prendere almeno nota del problema. Pena la progressiva decomposizione e scomparsa della vita sul  nostro pianeta.

Così, di fronte all’inerzia di chi detiene il potere, ai giovani, il cui futuro vedono sempre più negativo, non è rimasta che la protesta nelle piazze. Ma non solo. Infatti, notizia di questi giorni, non è rimasto loro che alzare sempre più la protesta con gesti eclatanti che scuotano sia il bla bla bla dei politici e dei capi dell’alta finanza, sia l’inerme silenzio ancorché colpevole e omertoso da parte dell’opinione pubblica quindi di tutti noi.

Cosa è successo? Dunque due giovanissime attiviste inglesi Phoebe Plummer 21 anni di Londra e Anna Holland 20 anni di Newcastle, esponenti della Associazione ambientalista radicale Just stop oil hanno osato profanare nientemeno che la National Gallery di Londra imbrattando con zuppa di pomodoro il vetro protettivo di uno simboli dell’arte mondiale I girasoli di Vincent van Gogh (valore 75 milioni di sterline).

Gesto estremo di fronte a inazione estrema. Il fine giustifica i mezzi. Apriti o cielo. Tutti  a condannare il gesto dannoso per un’opera d’arte. Invece di puntare l’attenzione sulla disperazione delle giovani generazioni che si vedono preclusa ogni credibile prospettiva di realizzazione affettiva professionale economica (e tutti i loro sogni), hanno trovato comodo condannare l’idea di osare di prendere di mira un capolavoro.

Senza sottolineare a dovere che il danno effettivo non contagiava minimamente il capolavoro e senza alzare il tiro, invece, sulla assoluta drammaticità di una deriva ambientale quotidianamente foraggiata da inquinamento industriale, fossile, chimico, plastico. Per non dire militare. E che sta trasformando in discarica a cielo aperto terre, fiumi, laghi, mari, aria. Costringendoci beatamente a bere acqua sempre più imbottigliata, a respirare aria sempre più condizionata, mangiare cibo sempre più congelato, fare il bagno in piscine sempre più clorate (ancorché colorate).

Lungi da me avallare ad esempio di protesta la profanazione delle opere d’arte e dei musei che le contengono (azioni purtroppo in aumento da parte, quasi sempre di mitomani e squilibrati). Ma la meglio gioventù non è solo quella che si impegna nello studio, nel volontariato, nella ricerca. È  anche quella che protesta per un mondo migliore. Che supplisce anche all’inazione di noi non più giovani che privilegiamo il divano e la tv alla denuncia e all’impegno in prima persona.

È anche quella di Phoebe Plummer e Anna Holland che ci hanno messo la faccia e si sono fatte arrestare, affrontando l’irrisione e la condanna dei benpensanti e dei fancazzisti per un problema che non riguarda solamente loro ma tutti noi.

“Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso coinvolti “
(Fabrizio De André)

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