I miliardari americani pagano pochissime tasse in relazione ai loro patrimoni e ai loro guadagni. Ma alcuni di essi si giustificano: piuttosto che dare soldi allo Stato preferiscono darli in beneficienza. Il fatto è che le cifre in gioco sono enormi: nel 2019 si è trattato di 427,71 miliardi di dollari (il tasso di cambio, nel momento in cui scrivo, è di 1,17 dollari per 1 euro) pari al 5,6% del Pil statunitense.

Questi dati li ha pubblicati Mario Platero su Affare&Finanza di Repubblica dello scorso 5 luglio, e rientra nel quadro più ampio di una inchiesta in corso condotta da Pro Publica (qui il link al sito web: https://www.propublica.org) un’organizzazione di giornalisti finanziata dai lettori, non dalla pubblicità.

Si potrebbe pensare che, sotto forma di tasse o di beneficienza, si stia sempre parlando di miliardi che i ricchi spendono per il bene pubblico. E in parte è così, se non fosse per il particolare che, dati allo Stato, quei soldi verrebbero spesi a seguito di decisioni di rappresentanti del popolo (governi, parlamentari, amministratori locali) eletti in regolari elezioni. Dati in beneficienza, invece, a decidere gli obiettivi di spesa sono gli stessi benefattori.

In più c’è una questione legata al risparmio. Nella legislazione fiscale statunitense, chi dà in beneficienza paga meno tasse.

Anche se c’è una certa differenza di opinioni su quanto valga questo risparmio. Secondo quelli di Pro Publica, per esempio, per ogni dollaro dato in beneficienza i ricchi ricevono 74/100 di agevolazioni. Con l’effetto che Jeff Bezos, l’uomo più ricco al mondo, non ha pagato tasse nel 2007 e nel 2011, ed Elon Musk, il 2° uomo più ricco al mondo, non ha pagato tasse nel 2018.

Altre fonti dicono che il risparmio fiscale è di 37/100. Warren Buffet, un altro super ricco, dice che invece il risparmio è di 40/100 di dollaro, ma ogni 1˙000.

Il caso di Warren Buffet è esemplare. Il suo patrimonio ammonta a 88 miliardi di dollari, con un aumento tra il 2014 e il 2018 di 24 miliardi. In quegli anni però ha pagato di tasse 23,7 milioni – circa 1/1˙000 (un millesimo!) di quello che ha guadagnato.

Buffet ha 91 anni d’età e una certa percezione del fatto che di tutti quei soldi non potrà farsene niente, una volta morto. E così ha deciso di darne in beneficienza almeno il 99% – tanto i figli avranno comunque un bel capitale. Al momento la beneficienza fatta da Buffet ammonta a 42,8 miliardi.

Molti di quei soldi sono amministrati dalla fondazione di Bill e Melinda Gates, della quale Buffet è stato presidente. Ma la fondazione dei Gates ha un obiettivo ambizioso: gestire la beneficienza delle più ricche famiglie degli Usa. Nel 2006 le più ricche 40 famiglie avevano promesso di liberarsi del 50% del loro patrimonio. Nel 2010 il numero era salito a 62 famiglie.

Tutto pur di non pagare le tasse.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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