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Bruno Silini

Riapertura della Variante di Zogno… boom… L’annuncio torna all’onore delle cronache dopo una lunga sfilza di proclami di celere risoluzione, défilé istituzionali, brusche frenate e successivi rinvii. Si tratta di un’opera essenziale per il traffico vallare (non è la sola!) ferma, purtroppo, dal 2014. I lavori erano iniziati nell’estate del 2012. Da allora sono passati sette anni. E ben 30 anni dal primo progetto. L’analogia sarà irrisa dai “personaggi austeri” e militanti severi”, ma cinquant’anni fa, in sette anni (dal 1962 al 1969), gli americani hanno toccato la Luna. Adesso, è il caso di dire, si comincia a vedere la luce in fondo al tunnel. Suvvia non storcete le facce. Il progetto esecutivo c’è. Nero su bianco. E’ in mano alla Infrastrutture Lombarde (Ilspa), braccio armato di Regione Lombardia in fatto di strade. L’amministratore unico di Ilspa è Giuliano Capetti, già assessore alla Viabilità in Provincia di Bergamo. Il bando di gara europeo da 33,1 milioni di euro, lanciato il dicembre scorso, è scaduto il 14 gennaio. Nei prossimi giorni si conosceranno le ragioni sociali delle cinque imprese che si sono candidate a completare la variante di Zogno. La speranza, tante volte disattesa, è che sia la volta buona. Il cronoprogramma, sulla carta, scorre liscio. Si comincia con 90 giorni per l’aggiudicazione finale del bando. Oltre all’aspetto economico sarà doveroso valutare anche quello qualitativo dell’intervento proposto dalle imprese in gara. Si arriva quindi ad aprile 2019. Poi si dovrebbe aprire il cantiere. Taglio del nastro, brindisi e discorsi di circostanza. Tempo previsto: 14 mesi. Salvo imprevisti, ormai classico intercalare delle interviste di rito.


Ergo, la variante diventerà praticabile tra 2020 e il 2021. A dicembre si ipotizzava l’apertura durante l’estate 2020. In neanche un mese il gran finale è slittato di almeno mezzo anno. E per fortuna assessori, sindaci e vari colletti bianchi si sperticano nell’affermare pomposamente di “monitorare costantemente l’iter e fare pressione affinché non si perda tempo prezioso”. Il tutto ampliamente giustificato da complicazioni burocratiche, imprevisti geologici, modifiche progettuali, spostamenti astrali, eclissi lunari e turbative genetiche. ‘Sti cazzi.  Le opere di completamento – ci fa sapere Fausta Morandi il 2 dicembre 2018 a pag. 35 del giornale – sono finanziate interamente dalla Regione. I 33,1 milioni di questo lotto si aggiungono ai 43,6 già spesi per la variante, il cui costo finale è quindi lievitato a un totale di oltre 76 milioni di euro”. Il tutto per una striscia di asfalto di 4,3 chilometri di cui 2865 metri in galleria (la Inzogno, lunga 654 metri, e la Monte di Zogno, di 2.211 metri). Il tracciato parte dalle  “Grotte delle Meraviglie” (la variante di Zogno, ferma da anni, si è aggiunta honoris causa alle meraviglie delle concrezioni calcaree dell’area) e si arriva alla Madonna del Lavello, nella frazione di Ambria. Ovviamente per il sindaco di Zogno Giuliano Ghisalberti è una buona notizia. Déjà-vu direbbero gli psichiatri.


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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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