Ci dicevamo: “Andrà tutto bene” e oggi sappiamo che niente è andato bene. Ci dicevamo anche che ne saremmo usciti migliori, ma possiamo già vedere che non è affatto così. Anzi! Nella mia esperienza quotidiana ho plurimi esempi di come lo choc stia traumatizzando le persone, imbastardendole oltre la soglia (già elevata) della normalità.

La polemica sul bando degli orti del comune di Bergamo è un esempio magistrale dell’imbastardimento della nostra società e del modo di convivere. Antefatto, il Comune di Bergamo ha 27 orti comunali da mettere a disposizione dei cittadini. Fatto, arrivano 134 domande, quindi bene: una grande risposta da parte dei cittadini che tornano a cercare un contatto con la terra e i cicli naturali. Problema, i primi classificati hanno tutti sulla quarantina di anni e i pensionati si sono a dir poco incazzati.

Infatti dei 27 assegnatari di questo lotto di orti solo 3 sono over 65 e addirittura uno è classe 2000! Ora l’amministrazione corre ai ripari, cercando nuovi orti da assegnare e realizzare per soddisfare la schiera di umarell rimasta a bocca asciutta. Il bando degli orti del comune di Bergamo era stato pensato in effetti per favorire gli under 30, ma non bisogna trascurare l’effetto del disagio economico come fattore di premialità nella composizione delle graduatorie. In tempi di pandemia una seppur magra pensione è un reddito più solido di un lavoro precario che si ferma.

Sta di fatto che i nonni l’hanno presa malissimo e non ci pensano proprio di lasciare i propri lotti ai nipoti con il sorriso. Una soluzione ci sarebbe, pronta e disponibile, uno spunto per un nuovo percorso e un modo diverso di gestire gli spazi pubblici: ci sono vaste porzioni di periferia, anche di proprietà pubblica e penso a una parte del parco Ovest, che sono di fatto abbandonate a se stesse senza alcuna attrezzatura o manutenzione pubblica del verde. Il centinaio di bergamaschi, giovani e non, possono ben colonizzare per lotti tutti questi spazi brulli sotto l’egida del Comune, non trovate?

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