Negli ultimi anni il terzo settore ha conosciuto, in Italia, un periodo di forte crescita frutto di due fattori strettamente collegati: da un lato la sempre più diffusa consapevolezza dei problemi del mondo e, dall’altro, il forte desiderio di impegnarsi in azioni concrete volte a migliorare la situazione sociale. Tutto ciò ha favorito, pertanto, un incremento di popolarità mediatica delle organizzazioni del terzo settore al punto che, anche nella grande distribuzione, sono sempre più frequenti messaggi pubblicitari aventi come tema dominante la responsabilità sociale.

Siamo entrati in una nuova era che potremmo definire del mercato sociale la cui finalità è sia quella di informare, ad esempio, sulle finalità perseguite dal terzo settore stesso, sia quella di influenzare i comportamenti delle persone proponendo nuove pratiche di acquisto rientranti in quella categoria denominata voto con il portafoglio. Per raggiungere questo duplice obiettivo diventa così sempre più fondamentale, dal punto di vista strategico, individuare la modalità di comunicazione più adeguata. A tal proposito, lo storytelling nel terzo settore può rappresentare uno strumento eccezionale, se correttamente praticato.

Infatti, può essere una modalità efficace per veicolare messaggi emotivamente rilevanti, efficaci e potenzialmente liberi da quegli stereotipi che, spesso, hanno caratterizzato la comunicazione in ambito non profit. Un tipo di comunicazione che sia focalizzata esclusivamente sulla ricerca di consenso attraverso la pietà rischia di essere, alla lunga, non efficace perché riduttiva della bellezza che, invece, caratterizza il mondo del volontariato. Dunque è sempre più necessario trovare nuovi registri con i quali raccontare, testimoniare e valorizzare l’impegno di centinaia di persone e l’esistenza di un altro modo di pensare al mondo.

Chiediamo cosi al giornalista Davide Perillo, ideatore del corso denominato “Storytelling per il Terzo Settore”, di aiutarci a comprendere meglio questa tematica:

Lei è stato, per 13 anni, direttore della rivista Tracce: cosa vuol dire narrare “storie di solidarietà”?
Vuol dire anzitutto non dare per scontato il bene che c’è, lasciarsi colpire e sorprendere. Per chi lavora in questo mondo può diventare normale vedere persone che cambiano, nodi che si sciolgono, i piccoli e a volte grandi fatti quotidiani e bellissimi che accadono nelle realtà del Terzo Settore. Ci si vive immersi, è il proprio lavoro. E il risultato è che a volte si finisce quasi per non accorgersi della ricchezza di umanità che abbiamo davanti. Ecco, mettersi nell’ottica di raccontarla aiuta anzitutto a riprenderne consapevolezza. E in secondo luogo, costruisce ponti con chi legge, genera empatia. Fa entrare altri nell’esperienza bella che si sta vivendo. Fosse anche per i minuti che servono a leggere un post o a guardare una foto.

Correlato al mondo Non Profit c’è anche quello della sostenibilità: qual è, a suo avviso, la modalità più efficace per divulgare questo tema?
Partire dai particolari, da quello che ci accade intorno. Cogliere e raccontare il valore dei piccoli gesti, delle storie e dei fatti che vediamo succedere, più che dei grandi scenari. Sono importanti e vanno trattati anche quelli, chiaro. Ma è attraverso dei fatti particolari che capiamo la portata universale di certi valori. Una storia che racconta come cambia la vita della gente attorno a un pozzo scavato in un villaggio africano – che impatto ha sulle donne, sulla salute, sull’alimentazione – fa capire il valore dell’acqua più di tanti articoli zeppi di dati e tabelle sul problema della carenza idrica globale…

Il corso è realizzato in collaborazione con CDO Opere Sociali un’associazione di promozione sociale, con sede in Italia, volta a valorizzare il protagonismo di ogni persona: cosa vuol dire essere protagonisti nel Terzo Settore?
Per me, vuol dire restare disponibili a lasciarsi educare di continuo: dai fatti, da quello che succede, dai bisogni che si vedono emergere. E dalle persone che vedi più avanti di te. Puoi avere avuto un’idea brillantissima e aver fatto nascere qualcosa di grande per affrontare un problema in maniera davvero efficace: ma la realtà cambia in fretta. Se resti ancorato a quella forma e non sei disposto a cambiare anche tu, a rimetterti in discussione di continuo, la tua capacità di costruire un po’ alla volta si inaridisce. Imparare dalla realtà è la strada più bella per crescere e costruire. E raccontare bene serve anche a questo.


ISCRIZIONI AL CORSO
Per iscriversi occorre compilare il seguente form entro il 25 aprile
https://forms.gle/qfvArnyMogUcrrBAA


Libri sull’argomento:
La scienza dello storytelling. Come le storie incantano il cervello
Storytelling d’impresa. La nuova guida definitiva
Raccontare. Strategie e tecniche di storytelling

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale, scrittore di libri per l'infanzia, divulgatore e influencer sociale su Socialbg

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