Sono trascorsi più di settantacinque anni eppure certi volti, certe scene, certi avvenimenti per chi li ha conosciuti o vissuti sono difficili da cancellare. Il tempo ha collaborato a raschiare quella matricola incisa nelle carni, ma per il resto dei tuoi giorni quante volte, ripensando a quei momenti, ti sei chiesto perché tanta violenza, tanto odio. Quasi tutti gli interpreti di questa pellicola sono morti, lasciando un vuoto che, difficilmente sarà colmato. È il caso della famiglia ebrea Sonnino trasferitasi a Bergamo in cerca di fortuna come ambulante in genere diversi; Amleto fu arrestato nella nostra città per motivi politici e razziali, deportato da Bolzano in Germania nel febbraio 1945 e da allora Luisa Sonnino che abita in via Moroni 24 non ha più notizie.

Commerciante in via Macello a Bergamo

Oltre alla famiglia Levi, le cui vicende sono ben note, nel 1918  si trasferisce   a Bergamo un altro nucleo di origini ebraiche: i Sonnino. Nel 1928 Amleto risulta sposato con Bella Marianna Ortona. Ha un figlio di nome Pillade nato in Italia a Livorno il 26 giugno 1900.  Coniugato con Luigia Caspis da cui nasce la figlia Argia nel 1925. Ha un figlio a sua volta maritato e una figlia Argia nata nel 1925. Nel 1928, Amleto Sonnino gestiva un negozio di mode in viale Roma. Sembrerebbe che oltre al negozio in Viale Roma gestisse una pellicceria in via XX Settembre se pubblica questo annuncio: “Cercasi subito una macchinista pellicceria, una montuese, rivolgersi Sonnino via XX Settembre n°18 secondo piano”. Mentre di Amleto perdiamo ogni indizio dopo la deportazione nel 1945, del  Pillade conosciamo che era un amante di musica se nel 1922 pubblica questa inserzione “Pianoforte verticale d’occasione acquisterei. Scrivere a Pillade Sonnino fermo posta Bergamo”. Nello stesso anno il primo di settembre pubblica una seconda inserzione: “Occasione, offro brillante extra grani 8 base lire 4500. Offerte a Sonnino Mercerie Viale Roma 12 Bergamo”. Passano pochi anni (1928) e la famiglia Sonnino sarà scompaginata da una eredità di America. Capita, infatti, che alla famiglia di un professionista livornese, il dott. Mario Sonnino, muore accidentalmente, al di là dell’Atlantico, una zia paterna, che ha lasciato un patrimonio di oltre 25 milioni di lire.

L’eredità dalla zia d’America

Gli eredi legittimi della defunta sarebbero, oltre il dott. Sonnino, i signori Giuseppe, Alberto, Amleto, Fortunata Sonnino e la signora Emma De Paz, unica figlia di una sorella della estinta. Risulta che un legale livornese avrebbe già iniziato le formalità per far entrare i legittimi eredi in possesso della cospicua eredità. La signora Sonnino morta in America una quarantina d’anni fa era nativa di Roma ed era emigrata nel nuovo mondo ancora giovinetta lasciando in Italia tre fratelli, che poi, a loro volta ebbero diversi figliuoli, alcuni residenti tuttora a Roma, ed altri sparpagliati un po’ dappertutto in Italia. Tra questi il dott. Mario Sonnino attualmente a Livorno, ed il signor Amleto Sonnino ora residente a Bergamo il quale ha altri tre fratelli: il prof. Giuseppe a Palermo, Alberto a Firenze e la vedova Fortunata Sonnino residente a Napoli. Un’altra figlia della sorella del dottor Sonnino, Emma De Paz vive tuttora a Napoli. Altri tre rami della famiglia Sonnino vivono tuttora a Roma.

Le imputazioni a carico di Pillade Sonnino

Il 12 settembre 1929 Pillade Sonnino, figlio di Amleto, è imputato di bancarotta semplice e viene condannato a sei mesi con la condizionale, mentre nel 1941, tra i Fallimenti e dissesti è citato il nostro Sonnino Pillade ambulante in genere diversi. La causa fallimentare viene curata dal Comm. Giu. Rag. Rinaldo Rossi. Sonnino Pillade come ricordato in precedenza ha una figlia insegnante: Sonnino Argia, fu Pillade maritata Cervo nata il 6 aprile 1925  che   nel 1941, a 16 anni, abitava colla famiglia in via G.B. Moroni. Pillade Sonnino fu arrestato con la madre Bella Mariana Ortone, la sorella Ilda Sonnino a Nossa (Bergamo) e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu caricato da Bolzano col convoglio del 24/10/1944. Non è sopravvissuto alla Shoah.

La cartolina attivata a Clusone da Tel Aviv

Chi ha potuto salvarsi, da questa immane tragedia, al termine della Seconda Guerra mondiale si prodiga  per rintracciare i loro cari e alcuni, come nel nostro caso, si affidano alle pagine del quotidiano L’Eco di Bergamo per avere notizie degli ebrei Morais Ing. Carlo di Alberto*** e Tedeschi Ida fu Attilio, perseguitati politici, partiti da Zogno e trasferirtisi a Milano dopo l’8 di settembre. Molti furono gli ebrei  che si salvarono grazie al coraggio dei bergamaschi. In un documento datato 1945 si legge: “Da Tel Aviv è pervenuta al signor Andrea Rotigni, di Clusone, la seguente cartolina che esula dal campo personale ed inverte l’opera svolta, da tutto il generoso popolo bergamasco in favore degli ebrei perseguitati: Il popolo d’Israele in Palestina è grato alla popolazione bergamasca che ha salvato coraggiosamente tanti innocenti. Ti trasmetto questa notizia, perché autorizzato da centinaia di persone colle quali ebbi interviste”.

*** Di Morais ing. Carlo e di sua moglie abbiamo rintracciato la scheda nel Il libro della memoria: gli ebrei deportati dall’Italia, 1943-1945 / Liliana Picciotto; ricerca della Fondazione Centro di  documentazione ebraica contemporanea. – Ed. 2002: altri nomi ritrovati. – Milano : Mursia, 2002, pp. 77-80, pp. 66-71.