L’intervista al candidato sindaco Francesco Vailati (43 anni, responsabile commerciale) in campo per le elezioni amministrative 2019 a Pedrengo con la lista civica “Pedrengo Comune Per Tutti“.



Perché ha scelto di candidarsi alla carica di sindaco?
È stata una scelta condivisa con il gruppo. Si è scelto di dare continuità ad un progetto iniziato 5 anni fa. Ho accettato questa nuova sfida consapevole dell’impegno, ma con la voglia di mettermi al servizio della nostra comunità, per cercare di riportare il cittadino al centro della vita politica.

Tre doti che ritiene di possedere per amministrare nel modo migliore?
Coerenza, ascolto, trasparenza.

Cosa rimprovera all’amministrazione Gabbiadini in questi cinque anni? Ravvisa errori importanti?
Rimprovero è un termine che non mi piace, ma se devo dire cosa non mi è piaciuto, sicuramente la mancanza di condivisione con le minoranze di scelte importanti per il paese. La scelta di considerare sempre l’altra forza politica come un ‘nemico’ da combattere e non considerare a priori. Questo secondo me ha portato a scelte che potevano essere gestite in maniera molto diversa, come il semaforo di via Papa Giovanni, o la scelta di modificare sensibilmente la viabilità del paese. Se però devo dire qual è stato l’errore più grande, credo sicuramente che il contributo di 160.000 euro per la passerella ciclopedonale sul ponte di Gorle sia stata una scelta puramente di interesse politico, più che una necessità per la nostra comunità.

Che ruolo strategico potrebbe giocare Pedrengo in provincia di Bergamo?
Pedrengo, già quando si parlava della penetrante da est aveva assunto un ruolo importante nelle scelte della provincia, in quanto fulcro di passaggio. Ora che questo progetto non è più una priorità, credo che Pedrengo possa essere un punto di riferimento in provincia per una serie di argomenti: viabilità, raccolta differenziata, sviluppo del territorio. Se invece lo si intende dal punto puramente politico la risposta è semplice: credo che le Provincie siano un organo obsoleto e che avrebbe dovuto scomparire anni fa, ormai limitato ad una semplice spartizione politica. L’attuale istituzione Provincia così come è concepita ora, non ha alcun senso.

Cosa manca al paese che lei si impegnerà, se eletto, a concretizzare?
Sicuramente il tessuto di piste ciclabili, ma soprattutto una seria attenzione ai giovani che spero di riuscire a concretizzare in un centro di aggregazione giovanile, a sostegno delle politiche giovanili.

Come descriverebbe ad un estraneo il paese per il quale si candida?
Pedrengo è uno splendido paese, ricco di storia. È forse ancora uno dei pochi paesi che ti permettono di vivere la comunità in maniera intensa. Un paese legato alle sue tradizioni, ma anche alla modernità. È anche un paese con enormi potenzialità non sfruttate. Parlo del patrimonio storico da recuperare e delle aree dismesse, parlo di pista ciclabili per collegare il quartiere Palazzo al paese, promessa da 30 anni almeno ma mai realizzata, parlo di associazionismo che deve tornare ad essere parte fondamentale del nostro tessuto sociale, parlo di attenzione alla persona e non solo al decoro urbano.

Quale è oggi la difficoltà maggiore nell’essere sindaco?
Di sicuro riuscire a far quadrare le esigenze del territorio con le risorse disponibili. E poi riuscire a far sentire il cittadino parte del bene comune, riuscendo a trovare un equilibrio fra le sue richieste e le effettive necessità del paese.

Come intende affrontare le situazioni di marginalità sociale del suo territorio?
Le politiche sociali sono un punto fondamentale del nostro programma. Pensiamo di sviluppare piani di assistenza agli anziani ed alle persone con disabilità. Vorremmo avere un occhio di riguardo alle problematiche legate ai minori, per rispondere in tempi rapidi alle situazioni che necessitano di un intervento. Per farlo pensiamo di creare un tavolo permanente per affrontare le varie tematiche a cui far sedere, associazioni che si occupano di questi argomenti, ed organi istituzionali.

Il suo politico di riferimento (anche passato) e perché?
Francamente ho difficoltà a riconoscermi in politici sia attuali che passati. Di sicuro una figura che ho sempre stimato sia per il suo attaccamento al Paese sia per il suo modo di intendere la politica è stato Sandro Pertini, forse perché mi assomigliava caratterialmente. Poi mi è sempre piaciuta molto la figura di Margaret Thatcher, non tanto per le sue scelte politiche sicuramente a tratti discutibili ma per la sua coerenza, dote che ritengo fondamentale per chi vuol fare politica a qualsiasi livello.

A un indeciso in cabina elettorale cosa gli suggerirebbe per farsi votare?
Gli suggerirei di pensare agli ultimi 30 anni di amministrazione e di trovare un’alternativa ed una proposta seria e nuova. Noi crediamo di essere quell’alternativa. Siamo cresciuti in 5 anni di opposizione e siamo semplici cittadini che sono ben pronti ad ascoltare ed a costruire. Crediamo nella politica dell’ascolto, del fare e del condividere. Le polemiche da colore politico le lasciamo ad altri.

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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