L’intervista al candidato sindaco Luca Rovaris (49 anni, libero professionista settore IT) in campo per le elezioni amministrative 2019 a Pedrengo con la lista civica “Viviamo Pedrengo“.



Perché ha scelto di candidarsi alla carica di sindaco?
Ho sempre partecipato molto alla vita di Pedrengo, impegnandomi sia in oratorio (sono stato animatore dell’oratorio ed educatore dell’Azione Cattolica dei ragazzi), sia nelle iniziative sociali (AVIS/AIDO, festa nel parco UILDM, Palio dei Rioni) e sportive (facevo parte del gruppetto che avviò il settore pallavolo in paese). Ho seguito, per diversi anni, anche un gruppo di giovani che prestava servizio di volontariato in Romania, durante il periodo estivo. La vita, poi, mi ha portato ad impegnarmi in territori vicini, soprattutto in campo sportivo, ma l’attaccamento alla mia comunità non è mai venuto meno. Infatti, ora, sono pronto per prendermi un impegno serio ed importante all’interno della stessa: lo sento come necessità, per mettere a servizio di tutti le competenze e le esperienze maturate sin qui; lo sento come sfida, perché non è semplice esporsi, proporsi come guida per un paese, ma è fondamentale che qualcuno ci provi, si metta in gioco. Le elezioni amministrative di maggio 2019, sono proprio state uno stimolo ad interrogarmi sul futuro e a decidere di propormi!

Tre doti che ritiene di possedere per amministrare nel modo migliore?
La forte empatia, che mi spinge a mettermi immediatamente in ascolto dei pensieri e delle emozioni dell’altro.
La capacità di costruire reti di relazioni, elementi preziosissimi per arricchire la vita di una comunità e far emergere le potenzialità, i punti di vista, i bisogni e le disponibilità.
La tenacia, che sempre mi ha accompagnato nel raggiungimento dei miei obiettivi personali, professionali, ma anche nello stare dentro ad organizzazioni, gruppi, associazioni sportive e non.

Cosa rimprovera all’amministrazione Gabbiadini in questi cinque anni? Ravvisa errori importanti?
Ricordo una data: era il 21 luglio del 2009. Durante il primo consiglio comunale della nuova amministrazione Gabbiadini, dopo essersi proclamato “il sindaco di tutti”, mise sul piatto la modifica delle commissioni comunali, cancellando, di fatto, la possibilità di nominare la Consulta Giovanile. In un voto, furono disintegrati 13 anni di lavoro serio, appassionato, in continuo ed ostinato ascolto ed accompagnamento del mondo giovanile pedrenghese. Dopo la messa a tacere dei giovani, fu il turno della Scuola della Gente, che aveva da anni uno sguardo attento ai neo genitori, ai bambini da 0 a 3 anni, ma anche alle mamme, al loro bisogno di socializzare e, per quelle straniere, di trovare un luogo dove imparare la lingua, avere un punto di riferimento. Un lavoro silenzioso, delicato, mai ostentato, sempre teso a tenere insieme le persone, le storie, le fatiche, le sofferenze della gente di Pedrengo. Si tentò con l’AUSER, ma i vecchi, riuscirono a fare quadrato e, anche se a caro prezzo, rimasero in piedi a servire i più fragili e deboli della comunità, con un’obbligata benedizione del primo cittadino. Così, in questi 10 anni, è scemata la partecipazione dei cittadini alla vita del paese, si sono allentate le relazioni e si è persa l’identità. Quando un gruppo amministra un paese può fare degli errori. Questo stile però non mi appartiene. Non lo condivido. Per questo c’è bisogno di cambiamento. Il nostra hashtag è #noncosamacome.

Che ruolo strategico potrebbe giocare Pedrengo in provincia di Bergamo?
In questo momento mi è difficile rispondere, dovrei conoscere meglio tutti i vari progetti sovracomunali. Sono convinto, però, che Pedrengo possa essere un punto di riferimento in provincia su una serie di temi quali Viabilità, Parco del Serio e Zona industriale

Cosa manca al paese che lei si impegnerà, se eletto, a concretizzare?
C’è bisogno di riprendere in mano il rapporto con la gente: con gli abitanti “di sempre” e con quelli che sono venuti da poco ad abitare qui: tante famiglie giovani, tante coppie che avranno dei figli e vorranno mettere radici, non solo venirci a dormire la sera, dopo il lavoro! C’è bisogno di attrezzare Pedrengo a vivere le sfide di questo futuro incerto, che spesso fa paura per il nulla che ci fa vedere all’orizzonte. Un futuro che vedrà diminuire ancora le risorse pubbliche destinate agli enti locali, aumentare il numero degli anziani in carico alle famiglie, così come il numero delle persone fragili, bisognose di cure e di assistenza. Ci dovremo attrezzare, perché solo una comunità unita e coesa potrà essere capace di non lasciare indietro nessuno nel momento della difficoltà. Solo un quartiere in cui i vicini di casa si conoscono e si fidano, gli uni degli altri, potrà sentirsi più sicuro e non solo quello più videosorvegliato! Solo una comunità che torna ad acquistare nel negozio sotto casa, potrà rafforzare il tessuto economico e dare fiducia a qualche giovane in più che decide di investire nel proprio territorio talenti, risorse economiche e saper fare.
Le strutture e i servizi servono e nel programma li abbiamo ben individuati. Noi però crediamo che Pedrengo abbia innanzitutto bisogno di qualcosa in più: abbia bisogno della sua gente!

Come descriverebbe ad un estraneo il paese per il quale si candida?
Un paese con una buona vivibilità…. un po’ addormentato.

Quale è oggi la difficoltà maggiore nell’essere sindaco?
Tenere coeso il gruppo degli amministratori e dei collaboratori attorno al progetto condiviso.

Come intende affrontare le situazioni di marginalità sociale del suo territorio?
La prima cosa è sicuramente quella di intraprendere un lavoro di individuazione di tutte le situazioni di fragilità presenti sul nostro territorio, creare un centro di primo ascolto ed assistenza su misura per gli anziani, avvalendosi sia di figure professionali che di volontari, valorizzando coloro che possono essere di sostegno ed aiutando chi si trova in situazioni di fragilità; istituire la figura del/la custode sociale (badante di quartiere), per aiutare gli utenti con bisogni specifici per la gestione di spese, piccole incombenze ed evitare il rischio di solitudine. Su questo, c’è bisogno di sperimentare, da subito…

Il suo politico di riferimento (anche passato) e perché?
Il mio sguardo al paese (perché, non lo dimentichiamo: la politica è tutto ciò che attiene alla polis, alla città e prima di tutto, l’arte di essere cittadini) è stato da subito educato dalla mia famiglia. I miei genitori – gente semplice, lavoratori e cittadini attivi – mi hanno sempre coinvolto nella vita di Pedrengo e mi hanno incoraggiato a partecipare alle iniziative, sia della comunità cristiana, che di quella civile. Crescendo, ho avuto modo di capire che mia madre e mio padre non erano i soli e che anche altri padri ed altre madri stavano crescendo delle generazioni di figli curiosi, attivi, volenterosi nel servire gli altri. Ciò è stato possibile perché questi figli se li tiravano dietro: alle feste di paese, a pulire le sponde del Serio con gli alpini, a portare allo stadio o in vacanza amici con disabilità gravi, perché anche loro facevano parte della famiglia. Ecco: questi padri e queste madri (gente semplice e molti di loro ora non ci sono più) sono il mio modello. Perché è grazie a loro che Pedrengo ha svoltato! È grazie al loro investimento quotidiano e lieto (perché io li ho sempre visti contenti di stare e di fare insieme, nonostante le difficoltà) nella vita del paese, che oggi c’è un tessuto sociale, ci sono servizi, beni recuperati, parchi e giardini, la piazza. Solo per citarne alcuni. Un investimento generoso fatto con uno sguardo sul futuro, capace di costruire con competenza ed intelligenza, per il bene di tutti. Noi vogliamo riprendere i passi dei nostri padri e delle nostre madri: perché la politica non è un affare per pochi. È il cammino di una comunità e tutti sono chiamati ad arricchirne il percorso.

A un indeciso in cabina elettorale cosa gli suggerirebbe per farsi votare?
A un indeciso in cabina elettorale direi che per noi, oltre al programma, è di importanza basilare il rispetto del mandato che l’elettore vorrà conferirci, perché opereremo quotidianamente con coerenza, impegnandoci a non tradire la fiducia che ci vorrà accordare. Perché non tradiremo mai il suo prezioso voto con deprecabili cambiamenti di condotta. Perché non tradiremo mai il suo prezioso voto per privilegiare opportunità politiche personali.

Candidati Consiglieri: Figaroli Mirco, Maffeo Daniele, Baroni Marzia, Spelgatti Nicolò, Zanni Clara, Quartanelli Selena, Saccone Mirko,  Marchesi Diego, Leidi Gianfranco, Orlandi Pierangelo, Carrara Daniela, Brignoli Manuel.

Tutti i sindaci intervistati da socialbg.it




I candidati non ancora contattati che avrebbero piacere ad una intervista senza tagli o interpretazioni possono mandare un messaggio alla pagina facebook socialbg. Grazie

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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