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Forti, sia pur nella fragilità

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Forti, sia pur nella fragilità
Photo by Markus Spiske on Unsplash

Carissimi, adorate il Signore nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi (Prima lettera di Pietro 3,15).

Oggi traggo lo spunto da un passo della seconda lettura della Messa. In poche righe vi troviamo un codice di condotta cristiana in mezzo alle contraddizioni del mondo. E’ quello di cui parla anche il Vangelo (Giovanni, 14,15): “Se mi amate, osservate i miei comandamenti”, di cui Gesù ha formulato la sintesi onnicomprensiva: “Ama il Signore Dio tuo e il prossimo tuo come te stesso”. L’amore di cui parla Gesù non sta però in belle parole ma nei fatti. Ho sentito più volte frasi del tipo: “A messa no, non vado: troppa gente che va per farsi vedere… preferisco andare in chiesa quando non c’è nessuno“. C’è chi è scontento se non ha avuto, la domenica delle Palme, un ramo di ulivo benedetto. C’è chi fa collezione di santini o tiene nel portafogli un’immagine di Sant’Antonio o di Padre Pio e pensa con ciò di essere un buon cristiano. Ma il cristianesimo non è una religione sentimentale, l’amore per Colui che si è scelto si sostanzia di precise concretezze: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio”. Nel dire così Gesù sapeva bene di chiedere un impegno non facile. Per questo subito ha aggiunto: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà il Consolatore” che significa “avvocato difensore” o “sostegno e consigliere nelle difficoltà“. Il Consolatore è lo Spirito Santo, donato col Battesimo e mediante gli altri sacramenti. La serietà della fede si misura dalla concretezza con cui si attinge a questo pozzo di grazia, che Gesù offre a chi sceglie di contraccambiare il suo amore.


Stiamo, dopo la pandemia, adagio adagio, ritornando alla normalità: sappiamo che non sarà come prima, non sarà un ritorno al passato. Ogni briciolo di normalità che ci conquistiamo è avvolto nell’anormalità tuttora fatta di distanze, disinfettanti, mascherine, paure. Non possiamo rilassarci davvero. Gioverà tuttavia, nel nostro personale ritorno alla vita sociale, tener conto che già siamo stati fortunati: da noi la grande serrata è stata parziale, non abbiamo visto scene come in Lombardia, il corteo di autocarri militari a Bergamo con le bare da incenerire altrove. Inoltre, chi crede nel Vangelo, ha il vantaggio di sapere che il futuro lo possiamo costruire insieme, con progetti rivolti al bene comune, soprattutto ai più deboli e agli ultimi, con pazienza e responsabilità, mai trascurando la gioia dell’affidamento al Signore. Se il tempo prossimo presenterà – come molti pronosticano – un mondo diverso, ben venga se sostenuto da sentimenti di amore e di rispetto più che da attese fondate sul benessere ad ogni costo e sul consumismo. Conterà come saremo, se saremo orientati alla condivisione e non alla frantumazione. Quando ogni persona è riposta al centro, le sue necessità incontreranno fraternità e speranza. Questa la Luce che ci guida e illumina fra le tenebre della paura e della presunzione. Forti pur nella fragilità!

Don Egidio Todeschini (Missione Cattolica Italiana di Schaan in Liechtenstein)



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