Gabriele Gabbiadini (44 anni, programmatore di controlli numerici) sindaco di Pedrengo (suo paese da sempre), non è più candidabile alle prossime elezioni dopo essere stato eletto primo cittadino per due mandati consecutivi. Lascia in eredità un paese sano e senza debiti. Socialbg.it l’ha intervistato.




Nel 2009 diventa sindaco con il 47,6% delle preferenze. Risultato mantenuto nel 2014. Nel 2009 vince sostenuto da due partiti (Lega Nord e Pdl), nel 2014 con la lista civica “Uniti per il Cambiamento”. Nei primi cinque anni ha capito che è meglio non avere partiti “evidenti” dai quali trarre sostegno?
In realtà “Uniti per il Cambiamento” è il nome originale della lista, usato sin dal 2009, per unire appunto tutte le forze in campo e creare l’alternativa alla lista storica di centro-sinistra. Nel 2009 oltre alla Lega Nord, che aveva una sua sede, e al PDL (di cui c’era solo il simbolo perché diversi iscritti partecipavano da tempo al nostro progetto) c’era quella che definisco la spina dorsale della lista: ovvero “L’altra voce”, lista di cui ho sempre fatto parte e che ha sempre puntato al bene del paese, al di là delle appartenenze politiche. Col tempo i partiti non si sono rivelati dei valori aggiunti per noi. Il Pdl di fatto sparì di scena e la Lega Nord locale abbassò la serranda. Rimase la spina dorsale. Ripartimmo da “Uniti per il cambiamento”, lista civica senza partiti. Nei paesi piccoli si votano ancora le persone, se sanno fare bene e se sono rispettabili, affidabili e concrete

Se la legge l’avesse permesso si sarebbe ricandidato anche per le prossime elezioni? Ma considerato che la legge le impone uno stop cosa farà l’ex sindaco Gabbiadini? Continuerà come assessore/consigliere oppure volta pagina?
Avrei ancora energia e idee per fare un altro mandato. Del resto è oggi che possiedo esperienza, malizia e consapevolezza del ruolo. Sapendo di essere a fine doppio mandato, tante persone mi hanno dimostrato fiducia e mi hanno incitato a sperimentarmi in un livello superiore al Comune. Così mi sono candidato alle regionali nel 2018 nella lista civica di Gori. E’ andata male. Tutto in salita e il vento politico tirava al contrario. E’ stata una candidatura personale fuori dal recinto; anche se non ho tessere di partito da anni la gente del mio territorio non ha compreso questa scelta e non l’ha premiata. Ma posso dire di non aver imboccato la strada più facile e non ho rimpianti. Rispondo personalmente per ciò che faccio. Si, a fine mandato chiuderò con il Comune. “Uniti per il cambiamento” prevede anche il turn over delle persone, e io è da tempo che sono in giro anche se a 44 anni ho già fatto due mandati da sindaco e due da consigliere di minoranza e nelle commissioni comunali. Avanti i giovani?

Seppur distanti politicamente sembra emergere un rapporto virtuoso con il sindaco di Scanzorosciate Davide Casati. Cosa vi unisce?
Ci unisce la passione per il nostro territorio e la voglia di fare. Personalmente cerco legami e condivisioni con i Comuni circostanti, lo ritengo un dovere, cerchiamo di essere partecipi in ciò che va a vantaggio della popolazione. Con Scanzo c’è un ottimo rapporto ma l’abbiamo sempre avuto, anche prima con il sindaco Alborghetti. Ci unisce poi la continuità territoriale e alcune problematiche che non hanno confini. Io guardo sempre positivamente alle buone pratiche dei colleghi, e con Casati e la sua giovane giunta si può dire che non manco di riproporre ciò che è positivo anche sul nostro territorio. Ma penso lo facciano anche loro, ogni tanto. Condividiamo poi alcune figure amministrative e alcuni servizi come il segretario generale, la polizia locale e lo sviluppo turistico e promozionale del territorio.

In una intervista ha ribadito che la presenza fisica in Comune per un sindaco è strategica. Una visione che le ha assicurato per la fiducia dei cittadini per 10 anni consecutivi. Cosa aggiunge in proposito?
Aggiungo che un amministratore locale, il Sindaco in particolare, se c’è vale doppio. La presenza è fondamentale, sei un riferimento per tutti. Di contro la presenza ti logora fisicamente, e mentalmente.

Di cosa va fiero in questo decennale mandato di sindaco?
Vado fiero di aver fatto ciò che abbiamo promesso ai cittadini, e anche di più. La credibilità si costruisce in tanti anni e sappiamo che per perderla basta poco. Vado fiero, inoltre, di aver avuto un approccio alla vita amministrativa molto determinato dove insieme all’amministrazione abbiamo portato avanti linee strategiche a lungo raggio e gestito in parallelo l’ordinarietà, con attenzione. Tutt’oggi mi innervosisco se vedo una cartaccia per terra, ma so che il mio dovere è di creare un ottimo sistema di pulizia. Non ho mai inseguito il consenso, anzi, ho rinunciato ad andare in giro a dare pacche sulle spalle in virtù di enormi sedute di lavoro; è chiaro che poi il viso è più tirato.

Il suo capolavoro è stata la nuova scuola?
La costruzione della scuola media è l’opera principe che abbiamo realizzato. L’opera più importante è costosa della storia comunale, gran parte dei finanziamenti sono arrivati dalla banca europea degli investimenti ed è stato un grande traguardo.

Dieci anni da primo cittadino con un consenso inalterato non tutti possono metterlo a curriculum. Cosa consiglia al candidato che tenterà di portare avanti saldamente il suo testimone? Quale eredità gli carica sulle spalle?
Non sono nelle condizioni di dare consigli. Al prossimo Sindaco, chiunque esso sia, lascio un Comune sano, senza debiti, efficiente e con una strada già tracciata. Posso solo sbilanciarmi nel dire: ora tocca a te, buona fortuna!

Si riconosce degli errori o dei “avrei potuto fare meglio”?
Assolutamente sì. Ho fatto molti errori venali di gioventù, soprattutto nel primo mandato che è stato molto burrascoso a livello politico, ma poi ho rimediato nel secondo. Spesso anche se la colpa non è direttamente tua, la responsabilità invece sì, tutta. A livello strategico forse non ho avuto la forza di cambiare alcune pedine nell’organizzazione e nell’amministrazione, questo per non rischiare paralisi o crisi politiche. Essendo io sostanzialmente un buono, non taglio mai le teste. Credo nel miglioramento degli esseri umani. Sul fare meglio non saprei dire. Non avendo particolari rimpianti, chiuderò con soddisfazione. Però è ovvio che tutto è perfettibile. Rivendico però il merito di avere avuto non poche intuizioni di buona amministrazione, spesso uscendo dagli schemi consolidati.

Cosa pensa dell’azione della minoranza in questi anni? E’ stata all’altezza del suo ruolo di opposizione in Consiglio comunale oppure le ha fatto sprecare tempo prezioso?
Sprecato tempo no, anzi. Il primo mandato è stato caratterizzato da minoranze molto vivaci anche perché erano amministratori uscenti. Il secondo molto più tranquillo, fin troppo. Credo comunque nell’equilibrio maggioranza/minoranza. Fare minoranza è molto difficile. Il fatto che in questi ultimi anni non ci sia stata una minoranza troppo aggressiva, lo riconduco al fatto che forse c’era poco da dire.

Senza scomodare il questionario di Proust il sindaco Gabbiadini senza “la maschera” di primo cittadino come si definirebbe? Cosa le piace? Cosa la appassiona? Che libri legge? Che film guarda? Che musica ascolta? Cosa le piace mangiare? Ci regali un ritratto decisamente non politico.
Senza la maschera da sindaco mi definisco un tipo tranquillo, lavoratore e rispettoso degli altri, molto discreto e curioso del mondo, dell’economia e di ciò che accade. Osservo senza troppo giudicare, ma mi costruisco un mio parere. Mi piace molto viaggiare e vedere altri luoghi e culture, cosa che però non faccio quasi più per via dei mille impegni. Leggo libri di storia e biografie di personaggi politici. Guardo tutti film di guerra, vecchi e nuovi, di commedia all’italiana con Alberto Sordi sopra tutti. Ma i miei film preferiti rimangono “Il Cacciatore” e “Il Padrino”. Ascolto musica di vario genere, italiana e straniera. Mi piacciono molto The Queen, The Rolling Stones e Bruce Springsteen, mentre di italiani Vasco Rossi e Lucio Battisti. Un genere che non ascolto è il rap. Mangio e come, ma non tutto. Prediligo la cucina italiana, quella semplice. E’ un valore inestimabile in tutto il mondo. Amo la birra tedesca, la pizza e la carne grigliata. Sono abbastanza contrario alla diffusione dei fast food e della cultura americana non troppo sana, però, ogni tanto, un hamburger non si nega a nessuno. Poi mi piace assaggiare cucina internazionale, anche una volta nella vita. Mi piace il ciclismo e l’atletica, sport che ho praticato da ragazzo. Mi piace molto guardare il ciclismo in tv perché ti permette di scoprire tanti posti nuovi in Italia e nel mondo. Il ciclismo è uno sport secolare che adoro, ha un non so che di epico.

C’è un politico del passato o del presente che ha apprezzato o apprezza in modo particolare e dal quale, seppur indirettamente, ha preso lezioni?
A livello amministrativo no, non ho mai avuto figure politiche di riferimento alle quali ispirarmi. Però, essendo molto curioso, prendo il buono che c’è in tanti sindaci o amministratori.

Se venisse rapito dagli alieni e le chiedessero di descrivere l’Italia cosa risponderebbe?
Penso che mi avvarrei della facoltà di non rispondere. In ogni modo l’Italia è il mio paese e guai a chi me lo tocca. Quando ascolto l’inno, mi emoziono. Sono di carattere molto ottimista, vedo sempre soluzioni e spero ancora che l’Italia possa distinguersi a livello internazionale. Gli alieni non avrebbero sufficiente tempo per capire l’Italia e la complessità degli italiani.


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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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