Ieri sera Matteo Pessina ha segnato ancora, contribuendo in maniera decisiva a farci vincere (2-1) una difficile partita contro l’Austria negli ottavi di finale di Euro2020. Il Pess è uno dei nostri cinque che si erano inginocchiati per manifestare contro il razzismo prima della partita col Galles (in cui poi avrebbe segnato ancora), ed è uno che ammette candidamente di aver amato ed appreso molto dallo studio del latino (nostra lingua madre e quindi culla di ciò che siamo….).

Un’eccezione nel mondo dorato del pallone, merce rara in una società che ha abbandonato il latino e le materie umanistiche – che formano lo sviluppo umano-, per inseguire unicamente il progresso con la tecnica e la tecnologia, come se l’uomo fosse riducubile ad un algoritmo, e non ad una testa pensante. Il “secol superbo e sciocco” non è ancora finito, ma per fortuna c’è ancora qualche bell’esempio, come il Pess, faccia pulita da bravo ragazzo che ha il coraggio di navigare in direzione ostinata e contraria.

Virtus unita fortior“, lui, il Pess, l’ha studiata e l’ha applicata alla vita e al calcio. Matteo Pessina si è inginocchiato contro il razzismo, e segna gol. Grande Pess, sei l’Italia che mi è simpatica (in senso etimologico, deriva dal greco: se il latino è la lingua dei nostri padri, il greco è la lingua dei nostri nonni, entrambe appartengono al patrimonio storico che l’art 9 della Costituzione ci chiede di tutelare, e soprattutto ci dicono da dove arriviamo e chi siamo. Ma evidentememte non ci interessa, abbiamo ben altre cose in testa).

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