Nel periodo tra il 2010 e il 2015 sono emigrati all’estero 32.838 laureati italiani, in media circa 6˙500 all’anno. Nello stesso periodo i laureati che hanno preso il loro posto, venendo dall’estero, sono stati circa 5.000 – in totale.

Il dato viene dall’Ocse, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (lo studio) che ha anche quantificato quanto costa, alle famiglie italiane (e quindi allo Stato che paga le spese con le loro tasse) far studiare quei cervelli dalle scuole elementari fino all’università: 153.000 euro ciascuno.

Negli anni successivi l’emigrazione dei cervelli è aumentata. Nel solo anno 2017, per esempio (questo l’ha calcolato l’Istat) se ne sono andati 25˙566 laureati, la cui istruzione era costata complessivamente 3,9 miliardi. Poiché sono all’estero, dove hanno trovato lavoro, il sistema economico italiano è meno ricco, mentre lo stato italiano non ha l’apporto delle loro tasse.

La definizione di «poveri e somari» del titolo proviene da un articolo di Matteo Cavallito pubblicato sul sito web Valori.it (clicca qui) ed è facilmente strumentalizzabile a scopo di polemica politica. Ma descrive bene, in uno slogan, ciò che sta succedendo.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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