Vorrei tanto parlare ancora di musica e del suo rapporto con il nostro territorio che, peraltro, vanta valori e tradizioni di primissima importanza. Ma come si fa a prescindere dalla stretta attualità che, a sua volta, si impone sulla scena della cronaca quotidiana da parecchi mesi ormai?

E la realtà è più crudele dell’arte. La realtà come constata ogni individuo, man mano trascorrono gli anni, trascende la bellezza, i pensieri e i sogni ancorché confortanti che ogni manifestazione artistica suscita nella mente e nel cuore. E’ vero che anche il grande Dostoevskij ha scritto che “la bellezza salverà il mondo“, ma spesso l’ignoranza e la sete di denaro e di potere degli uomini hanno invertito il circolo virtuoso che la ragione vorrebbe imporre, scatenando così disastri, guerre, pandemie. Pertanto il pessimismo della ragione fatica a invertire il suo orientamento.  E, da parte sua, l’ottimismo della volontà cerca varchi e spiragli possibili per offrire elementi di speranza a tutti coloro che non accettano l’ineluttabile.

Così è avvenuto che i balconi e le finestre dei palazzi si sono trasformati in piccoli palcoscenici dove professionisti e improvvisati cantanti e strumentisti hanno dato voce al proprio bisogno di comunicazione positiva e sfogo liberatorio. Tantissimi altri cittadini hanno preferito appendere bandiere e striscioni per rassicurare tutti dalla paura incalzante. Ben presto però ci si è resi conto che il male incombente era infinitamente superiore ai buoni propositi del “andrà tutto bene. Del resto chi abita in Valle Seriana (o peggio, come lo scrivente, a meno di un chilometro dall’ospedale di Alzano, epicentro suo malgrado di tutta la tragedia susseguitasi e che non ha avuto uguali in tutto il mondo per casi mortali nel rapporto abitanti – territorio) non ha proprio visto serenate o sceneggiate sui balconi e anche gli striscioni colorati di SOS fiduciosi apparivano, ai più, tentativi infantili di esorcizzare una realtà incombente e pressoché invincibile.

E allora come è possibile trascurare – o far finta di vedere (sottolineo fare finta di vedere) come sembra verificarsi da parte della stampa e dei media locali con i loro titoli poco visibili – o quanto meno come si fa a non sottolineare lo stato di tragica impotenza per non dire di solitudine ma anche di ribellione, dopo la perdita inaspettata di parenti e congiunti, che manifestano gli oltre 6.000 Bergamaschi colpiti in prima persona dalla pandemia?
Dopo lo sconforto e la disperazione della perdita acuita dall’impossibilità di un saluto e dopo le prime denunce alla magistratura  – che col tempo sono vieppiù aumentate fino alla costituzione di comitati di denuncia – la notizia di questi ultimi giorni (che appunto avrebbe dovuto essere evidenziata ma soprattutto calorosamente sostenuta) è relativa a un’ulteriore lettera alla Corte europea per “crimini contro l’umanità“.

Ecco la parola che mai avremmo voluto pronunciare e che invece si va sempre più insinuando nelle menti e nelle coscienze di noi Bergamaschi. Una parola che da sola dovrebbe fermare l’inerzia del quotidiano o quanto meno far riflettere. Tutti. Cittadini comuni e amministratori, politici e autorità varie, giornalisti e media in generale. Invece. Invece non è casuale se quasi tutti sono rimasti sordi o non vedenti. Qualcuno non ha potuto fare a meno di non dare almeno la notizia (poche righe) non foss’altro per il fatto che non solo cittadini bergamaschi s’erano presentati davanti al Palazzo di Giustizia ma anche altre persone provvedimenti da altre città (anche da Roma) riconoscendo con ciò una sorta di capitale morale alla nostra Bergamo in fatto di Covid.

Viene da chiedersi come facciano i nostri sindaci e assessori locali e sopratutto regionali a dormire sonni tranquilli. I risultati delle indagini la magistratura non potrà che fornirli avanti nel tempo, ma al momento ci si aspetterebbe una più seria e consapevole azione dI comitati di denuncia Covid che la stampa locale liquida in poche righea parte di quei sindaci che a suo tempo non hanno dato il giusto peso alla situazione sanitaria o addirittura hanno invitato a frequentare normalmente bar e ristoranti.

O, peggio ancora, non hanno creato adeguate zone rosse per tutelare la salute di tutti (prima del business) come a Bergamo, Alzano, Nembro, Albino. Ora che anche la Corte europea è stata investita nella vicenda, dopo le sentenze attese sarà la storia a rivelare tutte le responsabilità e a fare giustizia del pressapochismo, dell’ambizione personale sul bene comune, dell’arrivismo politico sull’impotenza del normale comune cittadino.

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