Sono puntuale al primo appuntamento di questa mattinata. Damiano è in ritardo presso Fondazione Rota a causa delle lungaggini dovute alle preparazione e alla diluizione dei vaccini Pfizer. Entro in casa di una paziente di over 80, allettata da malattia di Alzheimer, nutrita con Peg. E’ pallida. Mi sembra quasi impaurita dalla mia presenza (non mi ha mai visto). Chissà cosa passa in queste menti (vorrei tanto saperlo). Le regalo una spontanea carezza e un dolce sorriso nasce sul suo viso. Non parla, ma segue tutto con occhi attenti. Scopro adesso che è la figlia di un personaggio storico del paese soprannominato “ól trèmendo“ ed ha sposato un persona mite di nome “ól mansueto”. Che casuale contrasto di nomi.

Ól tremendo tinteggiatore / pitùr di professione girava in paese col la tradizionale R4 con cambio a cloche. Bagagliaio sempre pieno di latte di colori e vernici: i pitüre. Mi sembra di veder nella figlia della paziente che abita con lei e nel figlio presente per la circostanza, segni di vecchia sofferenza e quasi accettata rassegnazione, ma tanto affetto, delicatezza ed attenzioni. La figlia, in attesa di accertamenti CMDC (con mezzo di contrasto) rifiuta la vaccinazione in occasione. Mi dispiace molto di questo sua scelta poco opportuna e le spiego la posizione della scienza e la mia. Forse sarebbe stato compito/dovere del curante (passa una volta la settimana) spiegare il vantaggio del vaccino e liberarla dal panico della vaccinazione. “Ól tremendo” mi spiega il nipote non è solo un soprannome legato al suo carattere (come pensavo anch’io) ma soprattutto era legato alla presenza in paese di due osterie che si contrastavano e si contendevano i clienti con vino diverso. Una col vino “tremendo” e l’altra col vino dell’osteria del ”Cànàia”.

Seconda paziente. “A lè 20 dè che an vè spèta“, mi dicono i suoi. Anche lei over 80. E’ allettata con SNG (sondino naso gastrico) affetta dal “drago Alzheimer“. Sempre lui. Solito letto con sbarre con marito fisso attorno al letto. Occhi spenti e sguardo nel vuoto: assente? In casa c’è un buon profumo di peperonata fatta dalla badante moldava che ha rifiutato la vaccinazione per varicosità agli arti inferiori. Con tutta la semplicità ma determinazione le dico che non ha fatto la scelta corretta né per l’ammalata né per se stessa. Li vedevo (marito e moglie) fino all’anno scorso passeggiare assieme, molto uniti, e incontrandoli ci si scambiava semplici saluti e poche parole. Mi sono trovato oggi a vaccinare lei e a sostenere lui. Da anni volevano essere miei pazienti, ma non hanno mai avuto l’opportunità.

Ci spostiamo velocemente nel paese vicino da una signora di 93 anni. Bella anziana, simpatica, ciarliera, attorniata da figlia, nipote e amica. La curante è considerate molto brava, fin troppo scrupolosa ma continuano: “… mèi issé però … perché ghèn giro dè chèi dùtúr…”. Ho difficoltà alla deambulazione ma la mente è fervida. Dopo il vaccino mangerà per pranzo minestrone e poi sogliola alla mugnaia. Alla mia domanda di cosa avesse fatto nella vita risponde: “Negòt”, ma la figlia subito la smentisce dicendo: “Lè mia íra”. Alla seconda domanda di cosa si aspetta a 93 anni, risponde veloce: “Sò pronta” … e io penso: “al vaccino ? alla morte ? a tutto ?“.

Altro paese confinante al precedente. Lui 93 anni, lei 90. Una figlia e la badante ucraina. Lui grande anziano, sordo. Ha fatto tutta la vita il fabbro e chissà quante “smartéladé sö chi ferr”. E’ seduto su una sedia in cucina. Tranquillo, aspetto buono. Indossa “braghe” rosse… che figo!! Lei colpita dal “drago” attaccata al tavolo cucina partecipa poco ma continua a “tontognare” nella sua lingua. Dice la figlia che era lei a portare le “braghe” in casa: una vera carabiniera, una “regiúra” e il marito e il resto della famiglia… rigare dritto… adesso l’è öna tòntògnada unica. La figlia che abita sul lato opposto della strada dice che la dottoressa dei genitori è brava e pignola. La badante viene dall’Ucraina e si trova molto bene in questa famiglia. Laureata in chimica e biologia mi pare molto attenta, intelligente e ironica. Anche lei per esperienza vissuta dal nonno e dal papà dice: “Ai tempi passati (in particolare la Seconda Guerra mondiale meglio ) erano meglio i tedeschi dei russi… meglio Hitler di Stalin“.
Buon Primo Maggio 2021.

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Autore

Valerio Albani Rocchetti

Valerio Albani Rocchetti nato ad Almè. Maturità classica. Laureato in medicina e chirurgia all'Università Milano. Specialista Medicina dello Sport. Dal 1979 al 2021 medico di famiglia a Almè, Villa D’Almè, Paladina e Valbrembo. Attualmente ancora attivo come medico del territorio.

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