Associamo di solito l’intelligenza alla capacità di indagine oppure di connettere. Si può intendere pure come esercizio di razionalità; oppure di comprendere, il che coinvolge la dimensione affettiva o emotiva. Non si comprende senza amore o per lo meno senza coinvolgimento. L’Intelligenza Artificiale è qualcosa di ripetitivo, proprio della macchina, capacità che alcune macchine hanno di fare calcoli, istruire programmi. Si parla anche di Intelligenza Artificiale generativa, in grado di comporre testi, riprodurre figure, trattare immagini per simulare la realtà di un paesaggio, di un edificio, di una situazione, di una storia. Si simula il rotolare di un sasso lungo un pendio per capire come si muove. Si fanno calcoli che prescindono più o meno dall’asperità del terreno, dall’attrito dell’aria, da avvallamenti che il sasso può incontrare. Già gli antichi si confrontavano con certi problemi e li risolvevano con calcoli, con la tecnica e la scienza a loro disposizione. Con tali calcoli fecero le piramidi.
Galileo determinò la legge della caduta dei gravi creando un’analoga situazione artificiale. Sostituendo il sasso con una sferetta di bronzo indagò su come si comportava se posta su un piano inclinato regolabile a diversi gradi. Operò secondo il metodo sperimentale e ricondusse l’esperimento a schemi o enti matematici e geometrici. L’indagine non ebbe tanto un ruolo pratico quanto teorico. Si trattava di capire come era fatta la realtà. Con quale rischio? Ridurre il tutto ad una visione meccanicistica. La natura era ridotta ad artefatto più che materia di studio. Leonardo studiava il volo degli uccelli senza la pretesa di ricavarne un profitto. Quella visione meccanicista della natura legittimò una pratica di dominio su di essa. Oggi ne paghiamo le conseguenze sull’ambiente e la nostra vivibilità. Perciò gli aspetti pratici e applicativi dell’Intelligenza artificiale inquietano.
La macchina di Pascal eseguiva somme e sottrazioni; Leibniz ebbe la sua macchina per memorizzare i calcoli. Con l’invenzione della stampa l’Europa fu sommersa da una massa di libri che ha rivoluzionato saperi e modi di pensare. Così come le macchine di oggi che operano sui simboli, riproducono ragionamenti, si muovono come robot, parlano, rispondono, scrivono, traducono. Abbiamo a disposizione un patrimonio enorme di informazioni e di forme simboliche con la possibilità di elaborare nuovi lessici e nuove sintassi. “Memoria eso-somatica”, si dice, esterna al corpo, in usi differenti, superficiali, talvolta criminali. Platone si preoccupava davanti all’uso della scrittura per il dissolvimento (phàrmakon) della memoria interna. Noi dovremmo preoccuparci del troppo sapere che non passa per il nostro cervello, una potenzialità virtuale senza rilevanza nella nostra vita.
Tra milioni di fonti I vari sistemi selezionano gli argomenti, ci facilitano le sintesi. Chi controlla la qualità dei contenuti? Chi appronta le necessarie spiegazioni? Tutto si presta a manipolazione che ricade sui luoghi comuni, le pubbliche opinioni ed è poi difficile distinguere verità da fake news. Alla macchina si delega, impossibile verificare tutti i passaggi. S’indebolisce quel che il filosofo Cassirer diceva a proposito dell’uomo “essere un animale simbolico”. Anche dei simboli viene espropriato, il lavoro lo fanno le macchine. Si verifica un’involuzione sul piano biologico? Al cospetto di problemi nuovi l’uomo si è evoluto ma perdendo certe caratteristiche per acquistarne altre. Scoperto il fuoco, riparato dal freddo con le pelli d’animale, l’homo sapiens ha perso una resistenza fisica alle intemperie, la peluria che ricopriva il suo corpo. Oggi delegando il lavoro alle macchine si perdono mestieri, abilità, impieghi, le disuguaglianze crescono, le relazioni si indeboliscono, viene meno l’esperienza corporea fondamentale per la percezione e relazione con gli altri e il mondo. L’esistenza perde di profondità. L’essere uomo che è capacità di comprendere si snatura. L’uomo è in bilico.
Sintesi della relazione di Enrico Giannetto
INTELLIGENZA ARTIFICIALE. UNA RIFLESSIONE STORICO CRITICA
Sala dei Piccoli Musici di Casazza, 28 aprile 2025
all'interno del Programma Noesis 2024/2025



