A Milano Renzo – racconta il Manzoni – “si era messo nei tumulti”. Liberatosi fortunosamente dalle guardie che lo portavano in prigione aveva subito cercato la strada per Bergamo. Non la via maestra, troppo sorvegliata, ma per vie traverse. Era arrivato a Gorgonzola sul far della sera. Davanti all’insegna di un’osteria si era fermato perché aveva fame, dopo aver camminato tutto il giorno. Si era sistemato nell’angolo, evitando spiegazioni o discorsi con gli avventori presenti. Erano tutti ansiosi di nuove che lui non poteva dare, disse, venendo da tutt’altra parte.

Le notizie le portò un mercante, solito fermarsi qui. Renzo era ai primi bocconi. Il mercante raccontò dell’assalto al forno, della folla inferocita, delle facce poco raccomandabili che aveva visto circolare, dei “birboni abituati a entrar nelle botteghe e servirsi senza metter mano alla borsa”. Tutti a bocca aperta, disapprovando con “che razza!” “Che birboni!” “Bisognerebbe impiccarli tutti!” Il mercante continuò: “C’era di mezzo una lega. Ne volete una prova? Uno l’avevano acchiappato, uno dei capi che aveva fatto il diavolo” e “non contento s’era messo a predicare”.

Al povero Renzo che “non aveva perso un ette di quel discorso”, al sentirsi dare del manigoldo a quel modo, “quel poco mangiare era andato in tanto veleno”. Approfittò di un momento in cui l’oste si era staccato dalla brigata, chiese e saldò il conto “senza tirare”. Uscì.

Camminò lungo l’antica alzaia della Martesana, dove trascinavano i barconi – oggi è pista ciclabile. Attraversò la vecchia Gorgonzola che qui assume un aspetto di canale veneziano. Passò sotto il ponte coperto in legno (ponte di Cadrigo) che serviva per collegare la Villa Serbelloni – sul portone è ancora incisa la data 1571 – con il resto della struttura propria di una grande azienda agricola.

Continuò davanti alla Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Martiri Protaso e Gervaso – oggi mirabile nella solenne architettura neoclassica dopo 200 anni. Non poteva Renzo vedere quest’architettura che, assecondando sogni di grandi cambiamenti, esprime luminosità, eleganza, grandiosità, con il suo accesso rialzato, le quattro colonne corinzie (in travertino di Baveno), i due porticati laterali, il timpano sovrastante. Non c’era questa chiesa. A parte l’ora tarda, forse non aveva l’animo tranquillo nemmeno per vedere la chiesa vecchia, più piccola, disposta diversamente, da Est a Ovest, secondo la tradizione cristiana. Aveva fretta, voleva raggiungere il confine sull’Adda.

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