Zlatam Ibrahimovic ha un segreto: una supervista che gli consente di muovere gli occhi più velocemente degli altri calciatori. Così riesce a entrare in possesso di una quantità di informazioni maggiore circa la posizione della palla, dei propri compagni, degli avversari – e può tradurre tutto questo in decisioni di gioco migliori.

Tutto ciò gli dà un vantaggio di tempo quantificabile in oltre 2 secondi sugli altri. E quindi, anche se ormai si trova a essere uno dei più vecchi calciatori professionisti in attività (compirà 40 anni il prossimo 3 ottobre, dice la Wikipedia nella pagina a lui dedicata, al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Zlatan_Ibrahimović) è ancora in grado di fare la differenza.

Le informazioni sulla supervista di Zlatan Ibrahimovic sono state raccolte da Geir Jordet, della Norwegian School of Sport Sciences (ne ha scritto tra gli altri Gianluca Gasparini su la Gazzetta dello Sport cartacea dello scorso 27 marzo) che studia in particolare i calciatori – la Norwegian School (qui il link al suo sito web: https://www.nih.no/en/) fa invece studi anche su molti altri sport.

La prima fonte di ispirazione di Jordet è stato un film sulla carriera di un altro grande del calcio, Zinedine Zidane, girato nel 1998. In una scena del film 17 telecamere erano puntate direttamente sul calciatore, e Jordet si accorse che i suoi occhi erano continuamente in frenetico movimento. Così quando riceveva la palla poteva passarla con velocità anche senza guardare, perché aveva già visto prima e sapeva cosa stava succedendo.

Il parametro decisivo è definito, da Jordet, «velocità di scansione». Quante più volte in un secondo si lanciano sguardi in direzioni diverse, quante più informazioni si hanno su ciò che sta succedendo intorno. Tra i calciatori studiati, Xavi Hernandez ha una capacità di 0,83 scansioni in un secondo, Cesc Fabregas 0,76, Frank Lampard 0,62, Steven Gerrard  0,61 e Andrea Pirlo 0,58. Ibrahimovic è a 0,50, che è un po’ meno rispetto a quegli altri campioni ma è quasi il doppio della media dei calciatori, che arrivano a malapena a 0,30.

Jordet ha anche scoperto che questa velocità di sguardo si può allenare e migliorare, con esercizi semplici. Un esempio è quello di Martin Odergaard, nazionale norvegese attualmente all’Arsenal, che da bambino si allenava con il fratello alle spalle e doveva tentare di tenere il pallone pur non vedendo (almeno consciamente) dove fosse il fratello.

Chi è in possesso di questa facoltà poi non la perde. Magari l’utilità della supervista di Zlatan Ibrahimovic è meno evidente nelle normali occupazioni della vista, sul posto di lavoro ecc. Ma nel calcio è sicuramente utile. Allunga la carriera, come minimo.

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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