Ci risiamo. La sanità lombarda, la nostra, è di nuovo sotto i riflettori. Un giallo. Giallo di vergogna, però: per tutti i responsabili. Sinceramente credo che tutti noi eravamo convinti che tutto fosse finalmente rientrato nella normalità dopo la (tante volte) preannunciata sostituzione dell’assessore Gallera, responsabile di una gestione sanitaria a dir poco fallimentare culminata con una sfrontata (e documentata) violazione della zona rossa (… per esigenze footing) da lui stesso paradossalmente proclamata!

Un’eccellenza sanitaria sbandierata ad ogni occasione tanto da convincere gli stessi laboriosi lombardi… nonostante le code e le attese di mesi e anni per normali visite specialistiche e nonostante lo smantellamento di ospedali più o meno “piccoli”. Un’eccellenza sanitaria finita, però, nel ridicolo più incredibile ancorché tragico. Eppure che l’eccellenza sanitaria lombarda fosse uno slogan di facciata e, ancor peggio, di mera e misera propaganda politica, è stata subito confermata dal successore di Gallera, la signora Letizia Moratti. L’assessora iniziava il proprio mandato sanitario con una trovata degna di una danza macabra: fornire il vaccino anti Covid in base al PIL!

Comodo eh? Una variabile troppo ghiotta e indiscutibile, essendo noi lombardi nella regione più ricca d’Italia, e non solo. Peccato che la variabile PIL non c’entri niente con la politica, o quasi, ma sia dovuta alla qualità delle imprese, alla capacità d’innovazione degli imprenditori e alla competenza e alla dedizione dei lavoratori.  Ma subito dopo questa inqualificabile gaffe, ecco la goccia-tsunami che mette definitivamente (un augurio) a nudo la squallida gestione sanità lombarda: una settimana di zona rossa dovuta all’ennesima incompetenza regionale (nel senso degli inquilini del lussuoso, solo per loro, Pirellone).

Chiunque di noi, comuni cittadini, di fronte ad una mancanza professionale chiederebbe scusa e, di fronte ad una pubblica responsabilità, si dimetterebbe. Ma tant’è. Non si sono dimessi quando tutto è scoppiato all’ospedale di Alzano lombardo chiuso e riaperto incredibilmente nel giro di tre ore. Non si sono dimessi neanche dopo lo scandalo Lombardia Film Commission emerso proprio negli stessi mesi dell’emergenza Covid. Non si sono dimessi ovviamente neanche quando lo scandalo delle mascherine (che non si trovavano eppure c’erano da qualche parte), nemmeno quando i farmaci antinfluenzale continuamente promessi non sono mai arrivati nelle farmacie, nemmeno quando i vaccini anti Covid sono rimasti “bloccati” perché non si voleva interrompere (Gallera dixit) le ferie natalizie del personale.

Purtroppo la politica non conosce vergogna e ammissioni di colpevolezza come ben sappiamo. Preferisce lo scarica barile, tanto comodo e senza scomode conseguenze. Preferisce la legge della faccia tosta che comunque qualche effetto vincente sempre crea. Siamo alle comiche se non fosse che la nave affonda in un mare di irresponsabilità, affarismo, dilettantismo e menefreghismo da parte di chi avrebbe il compito e il dovere di perseguire il bene comune e la tutela dei diritti costituzionali, la salute prima di tutto.

Ci sia concessa una riflessione conclusiva che vuol avere più l’intento di un auspicio che di sfida: chiunque ami la storia non può non paragonare i tempi nostri a quelli della decadenza dell’impero romano e far propria la voce di Cicerone che nelle “Catilinariae” così si rivolgeva al corrotto: “Quo usque tandem abutere Catilina patientia nostra?“. Traduzione: “Fino a quando Catilina (e non solo, ndr) abuserai della nostra pazienza?