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Antonio Carminati

Uno strano e pericoloso sillogismo – messo bene in evidenza anche nell’articolo apparso a fine anno sul Corriere a firma di Armando Di Landro – afferma una connessione diretta, persino automatica e senza riserve, tra l’uomo di cultura e la condanna dell’idea stessa di una strada di collegamento ai piedi del Resegone [tra Fuipiano Valle Imagna e Morterone], che in questi giorni sta animando il dibattito. Pare cioè strano che il Direttore del Centro Studi Valle Imagna affermi la necessità di un progetto di messa in sicurezza, stabilizzazione del sedime viario e collegamento in quota tra più villaggi confinanti, situati tra la Culmine di San Pietro e la Costa del Palio.

Ho semplicemente organizzato un pensiero chiaro, logico, ragionevole, storico, cercando di mettere in evidenza funzioni e significati di un’opera, in relazione al lungo cammino delle popolazioni della montagna verso il miglioramento delle proprie condizioni di vita, senza preconcetti. Chi vive e lavora in montagna è abituato a sviluppare valutazioni concrete attraverso scelte e opportunità applicate all’esperienza personale, riflesse direttamente sul campo conosciuto, misurato con i passi, quindi reale e concreto. La concretezza e le necessità quotidiane sono molto lontane da posizioni ideologiche e stimolano in continuazione un pensiero critico.

L’uomo di cultura è di per sé homo ambientalis, ma non in forza di un’affermazione astratta, bensì in relazione alla sua collocazione concreta e attuale nella storia, specialmente nel momento in cui si impegna a salvaguardare il proprio spazio circostante, vicino e lontano, dal quale dipende la sua esistenza, ed è in cerca di una maggiore consapevolezza circa il delicato equilibrio possibile tra ambiente e progresso. Non un progresso astratto, ma il proprio, presente e attuale. Non è certamente una strada, o peggio ancora il suo manto stabilizzante, ad alterare questo prezioso equilibrio. E ciò vale per tutte le nostre strade bianche, di norma in condizioni di dissesto, e soprattutto per quella di collegamento verso la Costa del Palio.

Auspico un nuovo sedime in grado di consentire una maggior sicurezza della circolazione, che eviti lo sperpero di risorse per il continuo rinnovamento di materiale inerte ghiaioso e che permetta la regimentazione delle acque meteoriche e di scolo. Un intervento in grado di ridisegnare un percorso stradale decoroso e non più simile a quello di un torrente in piena, ma principalmente diretto a favorire il collegamento tra le popolazioni della montagna e riconsiderare le linee di spartiacque delle nostre valli quali elementi di unione e congiunzione tra realtà storicamente affini e omogenee. Tutto ciò è amore e difesa dell’ambiente umano.

L’homo ambientalis della montagna è colui che vive e lavora nelle terre alte e si confronta quotidianamente con un delicato equilibrio sistemico e di relazioni economiche e sociali. La montagna è tutto questo, con dignità e orgoglio. Noi siamo il frutto di una montagna creativa e pensante, che continua a sognare, nella notte di passaggio al nuovo anno, uno scenario migliore per tutti. Auguri!

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Autore

Antonio Carminati

Direttore del Centro Studi Valle Imagna

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