Quando avevo sentito, a suo tempo, delle accuse a tuo carico subito ho pensato a qualcuno che ‘ti voleva bene’ e che intendeva farti le scarpe. Adesso sono felice che tutto si sia risolto per il meglio. La giustizia è lenta, ma arriva. Ti aspetto per un caffè”. La voce al telefono è quella di un cittadino di Valbrembo.



Si sta congratulando con l’amico luogotenente dei Carabinieri Vito Cavallo, 59 anni, che esce pulito da un iter giudiziario lungo un decennio. Una vicenda che aveva offuscato 25 anni di servizio nella caserma di Zogno, vissuti soprattutto come Comandante del Nucleo Operativo Radiomobile (Norm) su un territorio di 72 Comuni: da Foppolo a Sant’Omobono Terme, parte dell’hinterland e Isola compresa.

“Assolto per non aver commesso il fatto”. Finalmente il lieto fine?
Sono stati dieci anni di sofferte attese, stressanti udienze, angoscianti rinvii e diversi gradi di giudizio. Assoluzione completa per non aver commesso neanche per gli ultimi fatti rimasti ancora contestati alla Corte d’Appello di Brescia il 28 febbraio scorso. E’ l’esito positivo di una vicenda che aveva originariamente stupito tutti e che, grazie anche ai principi chiariti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ha diversamente e correttamente rivalutato le articolate contestazioni mosse.

64 capi d’accusa: favoreggiamento, abuso d’ufficio, falso, peculato, truffa. Veniva accusato di essere il fulcro di svariati reati: falsi memoriali di servizio, cimici abusive ai danni di mariti libertini, pattuglie usate come taxi.
Sono stati anni di grande sofferenza per me e la mia famiglia durante i quali la stima e la fiducia, conquistate con dedizione e sacrifici, sono state macchiate da sospetti e svilite dalla sospensione amministrativa. In pratica dal 31 gennaio 2017, dopo la sentenza di primo grado che prevedeva sei anni e mezzo di carcere (ridotti a quattro in appello), dovetti riconsegnare tesserino, uniforme e pistola. Sentenze comunque non esecutive fino all’ultimo grado di giudizio. Pertanto non ho patito l’onta del carcere. Sono stati anni difficili che hanno messo a dura prova la mia fiducia e la mia forza interiore. Ho trovato stimolo e conforto nei miei legami familiari che si sono rinsaldati anche in occasione della perdita dell’alloggio e della faticosa ricerca di un lavoro alternativo. Difficile dimenticare quello che ho passato, ma sarà importante farne tesoro e soprattutto riuscire a scaricare l’angoscia quotidiana di anni, appesantita dalla consapevolezza d’essere innocente.

L’ultima accusa in sospeso era quella di peculato?
Riguardava uno spacciatore arrestato in un agriturismo di Villa d’Almè nell’ottobre 2010. L’uomo contestava, durante la perquisizione, la sparizione di una somma di denaro. Fu un’azione da manuale con un sequestro abbondante di “fumo”, cocaina e pasticche di droga sintetica. Avevo nascosto i miei uomini nel bagno del suo appartamento dopo aver ricevuto una soffiata dalla padrona di casa che aveva denunciato la presenza di denaro e droga.



Adesso potrà tornare a vestire l’uniforme?
Indicativamente tornerò al Comando dei Carabinieri di Lecco. Anche se mi manca un anno alla pensione sarà un periodo che gusterò appieno.

Come finì a Lecco?
Quando nel 2011 cominciarono a notificarmi i primi avvisi di garanzia chiesi ai superiori di essere “parcheggiato” in un ufficio in attesa che venisse giudicata la mia condotta. Invece, dai vertici dell’Arma ho sempre riscosso fiducia e sostegno. L’allora comandante provinciale di Lecco, tenente colonnello Marco Riscaldati, mi disse di “lavorare serenamente” alla guida del Norm, facendosi in quattro anche per assegnarmi un alloggio di servizio.

Con l’uniforme addosso dovrà rinunciare al lavoro di responsabilità che svolge all’Autosoccorso Zambelli di Bergamo?
Sono qui da due anni. Mi sono proposto come consulente aziendale con la responsabilità di seguire i rapporti con gli enti pubblici (Procura, Tribunale, Giudice di Pace) per questioni legate a sequestri di automezzi. Era una figura che mancava in un’azienda di 60 collaboratori che ha portato (lo dicono i miei capi) vantaggi gestionali e organizzativi.

Tanti i messaggi di affetto?
Si. Ho ricevuto centinaia di messaggi di congratulazioni anche dagli ex sindaci di Zogno Diego Ceroni e Angelo Capelli. All’indomani della sentenza di assoluzione ho ricaricato tre volte la batteria per il numero impressionate di telefonate ricevute.

Ce ne legge qualcuno?
Volentieri: “Grande soddisfazione per una persona genuina e pulita come te. Finalmente ti rivedremo con la tua bella divisa che sempre hai portato con onore”. Anche il maresciallo Roberto Inverardi che nel 1987 lasciò a me il Comando Stazione di Zogno mi ha scritto: “Sono molto felice che la tua drammatica, sofferta e ingiusta odissea sia terminata: finalmente la Giustizia ha trionfato!”



Come le è nata la voglia di diventare Carabiniere?
Mio nonno materno Michele era Carabiniere Reale al servizio dei Re Vittorio Emanuele III e Umberto II, tra Napoli e Roma. Quando andavo a trovarlo a casa mi misuravo sempre il suo berretto in testa. Sono cresciuto con gli stessi suoi valori. Sin dalla tenera età sono stato abituato all’ordine e alla disciplina.

A Zogno è stato protagonista di un restyling della caserma a costo zero?
E’ un punto d’orgoglio che mi ascrivo. Nel 2009 operavamo in un edificio fatiscente. Con un progetto preparato dal Comune, l’appoggio gratuito di imprese private e l’aiuto di una cinquantina di volontari abbiamo restituito un aspetto decoroso alla caserma con la creazione di un bunker per custodire gli incartamenti dell’archivio. Rifatti gli interni, gli infissi e installato impianti di climatizzazione. Tutto, ripeto, senza che si sborsasse un euro di soldi pubblici.

Molti gli episodi che l’hanno vista protagonista: sequestro di armi, cattura di latitanti, omicidi risolti, rapine sventate. Nel suo foglio matricolare, tra le note caratteristiche, compare sempre la dicitura “valutato eccellente, di elevato rendimento, irreprensibile sotto ogni aspetto”. Detto questo ci regali un ricordo dei suoi anni a Zogno?
Fu durante la drammatica l’alluvione del Brembo nel 1987. Con il mio collega Paolo Porcaro salvammo una bambina e una donna che stavano per essere sommerse dall’acqua all’interno di una abitazione. Solo recentemente ho scoperto che la piccola faceva parte di una famiglia danese ospite in Valle Brembana.

Quale è l’aspetto che i cittadini di Zogno hanno sempre riconosciuto in lei?
L’ascolto sia che si trattasse del furto di una bicicletta che di questioni più gravi.

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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