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Qualche giorno fa, il 4 dicembre, ricorreva l’anniversario della morte di Hannah Arendt colta da infarto mentre era seduta sulla poltrona di casa con i fogli nella macchina da scrivere per completare la sua opera fondamentale, La vita della mente. Agostino era l’autore che aveva scelto come tesi di laurea (1921) con Jaspers supervisore che l’approvava con qualche riserva. Giudicava invece lei “terribilmente refrattaria”, “che cercava più un metodo più il contenuto”. Come Agostino.

La Arendt giunse in America, fuggendo dal nazismo, senza quella dissertazione che aveva per titolo Il concetto d’amore in Agostino. Bisognerà arrivare agli anni ’60 per vederne la pubblicazione, poco dopo il processo Eichmann che lei aveva seguito come inviata del settimanale The New Yorker. Il suo reportage  suscitò discussioni a non finire, dentro e fuori il mondo ebraico. Si pose con impellenza il problema del rapporto morale e politica  e qualcuno la invitò a esprimersi al riguardo. Non si era forse Eichman difeso mettendosi sotto l’ombrello dell’obbedienza alla norma? In tale contesto la Arendt riprese la dissertazione su Agostino. Ci lavorò un po’ e poi abbandonò il progetto, non certo Agostino e il suo pensiero che rimase costantemente presente nelle sue opere. In maniera esplicita nella seconda parte della Vita della mente, la parte dedicata alla volontà.

Che Agostino era il suo? Non è Agostino teologo o filosofo o grande pensatore, è un Agostino dal pensiero vivo, uomo della crisi e vissuto in tempo di crisi, nel passaggio tra epoche, tra un non più e un non ancora, come lei stessa, la Arendt in fuga dal nazismo e arrivata alla democrazia, consapevole che nulla è dato per scontato e che con il nuovo mondo si doveva confrontare.

Agostino è un pensatore senza balaustra, senza barriere protettive, non un pensatore di professione ma un pensatore che è passato tra i travagli di diversi pensieri, dal neoplatonismo al manicheismo al cristianesimo, in dialogo e in tensione tra fede e ragione, abbracciando la fede senza smettere di filosofare, su temi perenni come  il tempo, la libertà, la trascendenza, Dio. Agostino inquieto e attivo come lei, con lo stesso interesse per la vita interiore, in sintonia con altri giovani filosofi (K. Löwit, H. Jonas, P-L Landsberg) avviati verso l’intersoggettività, la comunità e la morale politica.

Veniamo alla questione dell’amore. Anche qui all’insegna di un pensiero in bilico (Zweideutigkeit): Agostino tra un dire e smentire, dire una cosa e insieme l’altra, tra la città dell’uomo e la città di Dio, l’amore del prossimo e l’amore di Dio, tra desiderio e affidamento. Come è possibile amare l’altro, si domanda la Arendt, in questo mondo di relazioni lacerate, di risentimento e di odio, di confronto e scontro? La volontà (Vita activa) spinge all’azione ma l’azione introduce il nuovo, è un inizio come il bimbo che nasce, un entrare nel mondo nel confronto con gli altri, attori e spettatori, scambi di mondo che non sono prerogative di un io sovrano e richiedono confronto, modulazione.

Rimane la difficoltà di fondare l’amore del prossimo che fa da pendant con il problema dell’uomo in Agostino.  “questio mihi factus sum”, “confessava” il vescovo di Ippona, cioè l’uomo è insiemecupiditas, dilectio animi, memoria, communitas”. Comune è la condizione di essere peccatore e perciò essere fragile, incapace, angosciato, ma la grazia lo chiama alla salvezza, nella caritas della  comunità dei credenti, in cammino, diviso tra felicità e ricerca del bene, passioni e spinta alla trascendenza. Amore del prossimo che Arent conosce però in diverse concrete declinazioni, può essere  amico o nemico, amica particolare come la madre con la quale aveva avuto un difficile rapporto, e altro ancora. Si parla di un mondo che non è quello che lei vede. Per la Arendt l’amore finisce per essere una forza antipolitica, egoista. Critica quell’ideale di fraternità sbandierato dalla Rivoluzione francese (Saggio sull’umanità in tempi bui 1959). Chi è questo prossimo? Gli stessi perseguitati fanno corpo nel momento della persecuzione e della difficoltà, ma la solidarietà si dissolve appena passato il pericolo. “Manchi di amore verso il tuo popolo (il popolo ebraico)” la  rimprovera Gershom Scholem. E lei gli risponde: “io amo solo gli amici”.

Un altro aspetto agostiniano dell’amore va sottolineato e si ritrova chiaro nella seconda parte della Vita della mente. Agostino è qui indicato come lo scopritore della volontà. Agostino nel De libero arbitrio chiama la volontàfacoltà mostruosa”, facoltà autonoma e in conflitto, che però non è il “volo non volo” di San Paolo (“io non compio il bene che voglio ma il male che non voglio” Epistola ai Romani). L’amore qui è legge di gravità dell’anima in cui le fluttuazione che l’agitano trovano quiete. L’io è più duraturo, rappresenta il carattere dell’anima, e spinge all’azione e l’azione introduce il nuovo. L’io entra nel mondo che trova, lo percorre, e va oltre. La sua entrata crea qualcosa di nuovo. L’uomo, commenta la Arendt, nasce ed è chiamato lui stesso a iniziare. Non è la sua una creazione dal nulla, come quella di Dio, ma facitore a sua volta continua e immette del nuovo. Il mondo deve durare per le generazioni che verranno che avranno bisogno come noi di acqua e aria e di spazi vivibili. “Amo, volo ut sis”: voglio cioè che terra e cielo continuino ad essere, voglio che giustizia ci sia  e si realizzi, che esitano giusti e uomini e donne capaci di azioni giuste. Non solo una nuova tecnologia, nuova economia, moderna società, dove però l’agire è strumentale; cittadini nuovi a  servizio dello Stato assoluto: E’ invece un volere perché la giustizia  continui a manifestarsi in uomini giusti e la bellezza in opere d’arte belle, un volere che sappia accogliere e promuovere.

Questo è Hannah Arendt nel suo instancabile dialogo con Agostino. Una proposta di amore terreno in grado di agire e creare, di soddisfare il nostro bisogno di essere ricordati e perdonati e non inchiodati nelle nostre azioni per tornare ad essere liberi e riprendere il cammino vero, e che sia di giustizia.

Sintesi della relazione di Laura Boella
AMO, VOLO UT SIS: HANNAH ARENDT LETTRICE DI AGOSTINO
Auditorium Liceo Mascherononi di Bergamo, 9 dicembre 2025 
all'interno del Programma Noesis 2025/2026

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