La pandemia in atto, e non ancora risolta, richiede uno sforzo di ripensamento. Pone domande e le risposte attese non devono essere trasformiste alla stregua dei politici di oggi, né solo impostate sulle precauzioni o le vaccinazioni. Meglio parlare di più pandemie che di una pandemia. I virus si modificano e mettono in luce gli aspetti sociali, igienici, ambientali, scoprono certe condizioni di salute o di comportamento pregresso, suscitando reazioni diverse secondo la psicologia, l’età, la condizione familiare degli individui. Si dovrebbe parlare di sin-domia, tante pandemie insieme.

Manifesta anzitutto un certo analfabetismo scientifico. In discussione è la democrazia che si è fatto strada attraverso lotte per affermare l’individuo, la comunità nazionale, i diritti sociali, le libertà, l’istruzione per tutti, e tuttavia resta ancora al palo dopo le tragiche esperienze dei totalitarismi del ‘900.Troppe ancora le differenze, anche tra popoli, troppi fraintendimenti o falsificazioni, atteggiamenti poco critici per non dire magici verso la scienza.

La pandemia mette in discussione il nostro modello educativo, la scuola troppo burocratica e allergica a giudizi di merito, che non riconosce chi si impegna e tutto livella, alunni e professori.

Dobbiamo tornare a riflettere. La pandemia ha creato discussioni e espresso divisioni nella stessa Chiesa. Alcuni vescovi hanno gridato allo scandalo delle chiese chiuse, fedeli rimasti senza riti, senza sacramenti. Altri credenti, e il Papa stesso, hanno accettato i consigli degli esperti, pensando alle disastrose conseguenze che comportamenti libertari potevano causare sulle fasce deboli del tessuto sociale.

Ci sono stati dibattiti tra gli stessi filosofi. Agamben si è fatto paladino di chi vedeva un complotto nell’azione politica antipandemica, uno strisciante moto repressivo, un rigurgito di autoritarismo contro il libero pensiero. Riprendeva una visione cara a Foucault dell’autoritarismo che fa leva sulla repressione del corpo, che emargina certi individui nelle manifestazioni del corpo, si chiamino omosessuali, carcerati, drogati, prostitute, malati, matti, lavoratori, e ribelli in genere. Il potere sui corpi esprimeva il controllo che il capitalismo poneva sul vivere sociale perché le pulsioni come le ribellioni mettevano in discussione l’ordine stabilito.

C’è un’altra visione, più positiva. Parte sempre dalla nuova visione del corpo emersa nella filosofia del ‘900: noi siamo esseri corporei, il rapporto con il corpo ci definisce, l’uomo è essere gettato nel mondo, essere per la morte, consapevole e responsabile con l’altro. Sotto ci sta l’idea di comunità che viene dalla radice com-munitas. Il munus è l’imposta, il peso da portare, ma significa pure dono. Immunitas è una protezione negativa, una condizione che nega e riduce. Communitas è vivere nella responsabilità verso gli altri. Il reciproco obbligo si può vivere come dono. Si restituisce quel che abbiamo ricevuto. La comunità sviluppa una forza che ci toglie dall’isolamento, accantona i privilegi, preserva e dà sicurezza. Non il privilegio egoistico dell’immunizzazione ma la fertile condivisione della vita.

La società ha bisogno di un sistema immunitario vero per tutti, che non sia settoriale, che faccia esprimere i diversi doni. La pandemia deve essere un’occasione per rimuovere le nostre pigrizie mentali e comportamentali che in tanti modi tiene bloccata la nostra democrazia. Ci vuole un’immunità civile che apra a nuove libertà fisiche e spirituali. Nessuno è un’isola, non ci si salva da soli. Abbiamo constatato in questa pandemia quanto ci è stato di vantaggio essere in uno Stato, con le sue protezioni e le sue regole, avvalendosi di un servizio sanitario che non è di tutti nel mondo.

Ripensiamo la libertà, oltre i desideri. Si costruisce con la partecipazione di tutti. E’ una ricerca che si allarga in vari spazi, ha tante occasioni per esercitarsi, richiede continui sforzi, spinge a difficili adeguamenti. Oggi più che mai siamo chiamati ad uno sguardo di attenzione su una realtà che così velocemente cambia. Senza il suo munus, la società, e con essa la nostra libertà, non avrà futuro.


A cura di Mauro Malighetti (sintesi di una lezione del professor Giuseppe Tognon, Università LUMSA di Roma, “Limitare la libertà? Come? Perchè? Pandemia o democrazia” del 9 febbraio 2021 nell’ambito della programmazione di Noesis).


Di Giuseppe Tognon consigliamo:

La democrazia del merito
Su De Gasperi. Dieci lezioni di storia e di politica
Est-etica. Filosofia dell’educare

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