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Guido Tedoldi

Tra tutte le gare disputate all’Olimpiade di Tokyo 2020, una in particolare ha impressionato: quella dei 400 metri con ostacoli dell’atletica leggera. Anzi, 2 gare, perché sia in quella maschile sia in quella femminile i vincitori hanno demolito il record mondiale e pure le medaglie d’argento hanno corso più veloci del vecchio record.

Nella gara femminile la medaglia d’argento è stata Dalilah Muhammad, campionessa Olimpica e Mondiale uscente. Nel 2019 aveva migliorato il record mondiale che durava dal 2003, senza riuscire però a scendere sotto il muro psicologico dei 52”. A Tokyo ci è riuscita con 51”58, ma più veloce di lei ha corso Sidney McLaughlin (qui la pagina che le ha dedicato la Wikipedia, al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Sydney_McLaughlin) che le aveva tolto il record a giugno con 51”90 e qui è scesa a 51”46.

Nella gara maschile l’argento è stato Rai Benjamin, con 46”17, già tempo da far tremare i polsi. Ma davanti a lui è arrivato Karsten Warholm (qui la sua pagina della Wikipedia, al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Karsten_Warholm) con 45”94. E bronzo è stato Alison Dos Santos con 46”72.

Questi tempi vanno contestualizzati. Prima del luglio di quest’anno il record apparteneva a Kevin Young, con 46”78, stabilito nella finale Olimpica del 1992 a Barcellona. 29 anni fa. Un tempo che all’epoca sembrò quasi assurdo, perché migliorava le prestazioni di Edwin Moses, uno che correva regolarmente poco sopra i 47” ma era l’unico al mondo a riuscirci e perciò rimase imbattuto, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, per oltre 100 gare consecutive.

Il 1° luglio 2021 Warholm aveva già battuto il record con 46”70, un’inezia. A dimostrazione di quanto fossero esagerate già le prestazioni di 30 e 40 anni fa. Ma a Tokyo Warholm ha abbattuto il muro psicologico dei 46”, una prestazione che già nella corsa senza ostacoli è ragguardevole.

Per questi record così repentini e ottenuti così in massa, dopo decenni di quasi stasi (come se in certe gare si fossero raggiunti i limiti umani) gli esperti avanzano 2 possibili spiegazioni: le innovazioni tecnologiche hanno migliorato sia scarpe  sia le piste.

Nelle scarpe sono state inserite, all’interno delle suole, delle lamine di carbonio. Lo scopo è di rendere più efficace la restituzione dell’energia. Suole fatte di sola gomma tendono ad assorbire gli impatti e rendono più comodo il piede, ma con quelle lamine una parte dell’energia dell’impatto viene restituita, come fosse un piccolo lancio. A ogni passo si guadagnano millesimi di secondo, che sommati per i passi della gara (nei 400 ostacoli gli atleti compiono circa 150 passi) diventano guadagni significativi.

Per quanto riguarda le piste la spiegazione tecnologica è meno chiara (un’idea l’ha data il Post intervistando uno dei manager dell’azienda costruttrice, leggibile in internet al link: https://www.ilpost.it/2021/08/03/pista-atletica-mondo-olimpiadi-tokyo/) ma numerosi sono stati gli atleti che hanno percepito una specie di «effetto trampolino» per quanta era l’energia che recuperavano.

Di questo argomento si dovrà riparlare, perché sta cambiando lo sport. In maniera positiva, forse. (continua…)

Leggi anche: Olimpiade 2020 reloaded 01

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Autore

Guido Tedoldi

Nato nel 1965 nel milieu operaio della bassa Bergamasca. Ci sono stato fino ai 30 anni d’età, poi ho scelto di scrivere. Nel 2002 sono diventato giornalista iscritto all’Albo dei professionisti. Nel 2006 ho cominciato con i blog, che erano tra gli avamposti del futuro. Ci sono ancora. Venite.

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